Venerdì 10 aprile, nell'aula magna dell'Istituto di Istruzione Superiore Antonio Meucci di Carpi, si è conclusa con una cerimonia di consegna degli attestati la tredicesima edizione di "Generazioni in Rete", il progetto di alfabetizzazione digitale che da anni porta i pensionati carpigiani tra i banchi di scuola. Con loro, a fare da guida, non i professori di una volta ma i ragazzi di terza, quarta e quinta: i nativi digitali che insegnano ai nonni come si fa.
Un'alleanza tra generazioni
L'iniziativa, organizzata dall'Associazione di Volontariato Anteas, sottosezione di Carpi, in collaborazione con il Meucci, prevede due percorsi distinti: un corso di primo livello, coordinato dal professor Girolamo Ganci, e uno di secondo livello tenuto dal professor Luigi Albanese. A fare da ponte tra i due mondi, gli studenti-tutor: ragazzi che hanno deciso, con una maturità che fa onore alla scuola e a chi li ha cresciuti, di mettere a disposizione il loro tempo e le loro competenze per accompagnare persone di due generazioni più anziane nell'universo digitale.
Alla cerimonia erano presenti Gianni Maestri, responsabile dell'Anteas carpigiana, e la dirigente scolastica Viviana Valentini, alla guida dell'istituto dal 2022. Il clima, si legge nel comunicato ufficiale, era «veramente positivo»: una di quelle frasi burocratiche che, per una volta, suonano autentiche.
Serata conviviale e gadget ai tutor
La chiusura dei corsi è stata celebrata con una serata conviviale, durante la quale agli studenti-tutor è stato consegnato un gadget in segno di gratitudine. Un gesto piccolo, simbolico, ma che dice molto: chi ha dato qualcosa di sé merita di essere riconosciuto. Alcuni di loro si sono già prenotati per l'edizione del prossimo anno, il che la dice lunga sull'esperienza vissuta.
Un problema grande, una risposta locale
Dietro questa storia di attestati e panini in compagnia c'è una questione sociale tutt'altro che secondaria. Secondo i dati più recenti, in Italia vivono circa 14 milioni di persone over 65, con un rapporto di 187 anziani ogni 100 giovani. La pandemia ha spinto online circa il 60% degli over 65, ma il 70% degli ultra75enni resta ancora escluso dal web, soprattutto tra chi ha un basso livello di istruzione. Essere tagliati fuori da internet oggi non significa solo non poter guardare video di gatti: significa non riuscire a prenotare una visita medica, non capire una bolletta digitale, non parlare con i nipoti su WhatsApp, non difendersi dal phishing che svuota i conti.
Il progetto "Generazioni in Rete", che si inserisce in un modello di apprendimento intergenerazionale ormai consolidato a livello nazionale, affronta esattamente questo problema con gli strumenti che ha: aule scolastiche, buona volontà e la pazienza dei ragazzi. Non è poco.
La lista d'attesa è già lunga
Ma c'è un dato che merita attenzione, al di là delle belle foto con i diplomi. Le richieste di partecipazione a questa edizione sono state più numerose dei posti disponibili: una coda di pensionati carpigiani che volevano imparare e non ci sono riusciti, non per mancanza di volontà, ma per mancanza di risorse. L'Anteas lo dice chiaramente: «Siamo già al lavoro per la prossima edizione avendo avuto richieste che in questa edizione non siamo riusciti a soddisfare».
Tredici edizioni di fila, una lista d'attesa in crescita, ragazzi che si riprenotano spontaneamente come tutor. Qualcuno, in questa città, sta facendo le cose per bene. Sarebbe il caso che chi ha le leve della spesa pubblica lo notasse, invece di scoprire il digital divide solo quando arriva il momento di spiegare perché i servizi comunali online non li usa quasi nessuno.