Rimpasto in Giunta, la destra attacca: "Carpi vuole sicurezza, non dialogo interculturale"


Rimpasto in Giunta, la destra attacca: "Carpi vuole sicurezza, non dialogo interculturale"

Un rimpasto nato sotto la pioggia di luglio. Martedì 7 il sindaco Riccardo Righi ha presentato i nuovi assessori Maurizio Maio ed Enrico Cattabriga, ridistribuendo le deleghe con l'obiettivo dichiarato di "rafforzare la capacità di governo". A poche ore dall'annuncio, è già bufera politica.

La replica di Fratelli d'Italia non si è fatta attendere. Con un comunicato che mescola amarezza e piglio battagliero, il partito guidato in città da Annalisa Arletti, già candidata sindaco nel 2024, contesta non tanto le persone quanto l'impostazione di fondo della nuova squadra: "Più che un cambio di passo, la nuova composizione dell'esecutivo conferma la continuità di un'impostazione politica che non risponde alle principali esigenze della città".

Un rimpasto che guarda altrove?

La scelta di assegnare a Maurizio Maio deleghe come Governo del territorio, Sviluppo economico e Politiche per l'inclusione e il dialogo interculturale, e a Enrico Cattabriga quelle su Politiche giovanili, Partecipazione civica e Transizione digitale, viene letta dall'opposizione come il sintomo di un'amministrazione che continua a privilegiare temi identitari e di bandiera. "Mobilità sostenibile, biodiversità, dialogo interculturale, partecipazione e transizione digitale", elenca il comunicato, "mentre restano in secondo piano le questioni che oggi preoccupano maggiormente i carpigiani".

La critica ha il sapore di chi cammina per le vie del centro storico. C'è un dato, non statistico ma umano, che chiunque può verificare facendo due passi sotto i portici: la fatica del commercio locale, le vetrine che si spengono, la sensazione diffusa che la città abbia bisogno di risposte concrete su sicurezza, decoro urbano e vitalità economica. "Sono questi i temi sui quali i cittadini si aspettano risposte rapide ed efficaci", insistono da Fratelli d'Italia.

La questione degli assessori esterni

Un altro nervo scoperto è la scelta di nominare assessori che non siedono in Consiglio comunale. Una pratica legittima, prevista dalla legge, ma che in questo caso diventa l'ennesima crepa in un rapporto già teso tra la maggioranza e l'aula. "Risponde più agli equilibri della maggioranza che all'esigenza di imprimere una svolta", tagliano corto da Fratelli d'Italia, aggiungendo che "evidenzia l'incapacità di individuare tra gli eletti qualcuno che possa rappresentare una visione di città".

Letta con lo sguardo pragmatico di chi osserva la politica senza infingimenti, la scelta racconta due cose. Primo: la classe dirigente del Partito Democratico locale non aveva a disposizione consiglieri pronti a prendersi la responsabilità di assessorati pesanti come l'Urbanistica o lo Sviluppo economico. Secondo: Righi ha preferito blindare la sua squadra con figure di sua fiducia, piuttosto che aprire un negoziato interno che avrebbe potuto logorarlo.

Due anni per voltare pagina

A due anni dalle elezioni e con tre anni di mandato ancora davanti, il tempo per cambiare direzione non manca. Fratelli d'Italia promette un'opposizione "seria e costruttiva", fatta di proposte concrete più che di slogan. La palla ora passa alla nuova Giunta, chiamata a dimostrare che dietro le parole "innovazione" e "partecipazione" ci sia anche la capacità di ascoltare una città che, sotto i portici, chiede meno teoria e più attenzione alla vita di tutti i giorni.

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