Il Patto sull'economia sociale sfida anche Carpi: «Fare squadra o restare indietro»


Il Patto sull'economia sociale sfida anche Carpi: «Fare squadra o restare indietro»

La Regione Emilia-Romagna ha varato il Nuovo Patto sull'Economia Sociale, e la sfida è chiara: non verranno premiati i progetti più elaborati sulla carta, ma i territori capaci di costruire alleanze stabili tra enti locali, imprese, cooperative, sindacati, terzo settore e università. Una logica che, se compresa e raccolta per tempo, può fare di Carpi e del distretto modenese uno dei laboratori più avanzati d'Italia.

A lanciare l'allarme e insieme l'incoraggiamento è Ludovica Carla Ferrari, consigliera regionale del Partito Democratico eletta per Modena e provincia nel 2024. «La Regione premierà chi dimostrerà di saper costruire un ecosistema stabile e capace di generare sviluppo anche negli anni successivi, non chi presenterà il progetto più bello», ha detto con franchezza. «Lavorerò affinché Modena sia protagonista di questa nuova stagione».

Un metodo, non un settore

Il cuore della nuova strategia regionale sta in un cambio di paradigma che Ferrari spiega senza giri di parole: l'economia sociale non è più un comparto separato da finanziare a margine delle politiche economiche, ma un metodo con cui progettare lo sviluppo. «Non si può più pensare che prima si costruisca ricchezza attraverso le politiche economiche e poi si intervenga per risolvere i problemi sociali», sottolinea la consigliera. «Un territorio è davvero competitivo se sa fare entrambe le cose insieme».

L'obiettivo dichiarato della Regione è ambizioso: costruire un nuovo modello in cui crescita economica, innovazione e coesione sociale facciano parte della stessa strategia, non tre binari paralleli che non si incontrano mai.

Carpi e il distretto: un patrimonio da mettere a sistema

È qui che entra in gioco il territorio carpigiano. Carpi è da decenni uno dei poli produttivi e cooperativi più significativi del Nord Italia: il distretto tessile-abbigliamento, la rete di cooperative sociali e di servizi, il welfare locale costruito negli anni grazie alla collaborazione tra pubblico e privato sociale rappresentano esattamente il tipo di ecosistema che Bologna vuole replicare e sostenere su scala regionale.

Ferrari non ha dubbi: «Modena parte con un vantaggio importante. Abbiamo una delle realtà cooperative più forti d'Europa, un sistema imprenditoriale straordinario, un'università d'eccellenza e un tessuto associativo diffuso e capace di fare rete. Un patrimonio inestimabile che va messo a valore costruendo una grande alleanza territoriale».

Per Carpi, questo significa che le energie già presenti sul territorio, il Comune, le imprese del distretto, le cooperative, le associazioni di categoria e le organizzazioni del volontariato, devono imparare a parlarsi in modo più sistematico e permanente, non solo in occasione di singoli bandi o emergenze.

Le sfide che nessuno può affrontare da solo

Ferrari elenca le grandi trasformazioni che incombono e che richiedono risposte collettive: la crisi demografica, l'invecchiamento della popolazione, la transizione digitale, l'intelligenza artificiale, la rigenerazione urbana, le comunità energetiche, il rafforzamento del welfare di prossimità. «Nessuna istituzione, nessuna impresa e nessuna associazione può affrontarle da sola», avverte. «La risposta è costruire alleanze territoriali permanenti».

Una lettura che risuona in modo particolare per una città come Carpi, che negli ultimi anni ha già sperimentato quanto sia fragile un modello di sviluppo fondato su un solo settore produttivo, e quanto sia invece prezioso un welfare locale capace di tenere insieme le persone anche nei momenti di crisi.

La competitività si misura anche dai giovani che restano

C'è un passaggio del ragionamento di Ferrari che merita attenzione particolare, soprattutto per chi guarda al futuro di Carpi: «La competitività non si misurerà soltanto attraverso il PIL, ma dalla capacità di un territorio di trattenere giovani, sostenere famiglie, attrarre talenti e costruire comunità nelle quali le persone scelgano di vivere, lavorare e investire».

È una sfida che Carpi conosce bene, alle prese da anni con il tema della fuga dei giovani verso i grandi centri e con la necessità di reinventare la propria attrattività. Il Nuovo Patto sull'Economia Sociale offre uno strumento concreto, ma anche una responsabilità: chi non fa squadra rischia di restare fuori dal tavolo dove si decidono le risorse e le priorità dei prossimi anni.

«Adesso serve la volontà di fare squadra», conclude Ferrari. Un invito che vale per Bologna come per Modena, e forse ancora di più per Carpi.

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