Una serata di sanità e politica, nel senso migliore del termine. Il 2 luglio 2026, il Consiglio Comunale aperto di Mirandola ha offerto ai cittadini un aggiornamento concreto e dettagliato sul futuro dell'Ospedale Santa Maria Bianca e dell'intero Sistema Nord Modenese. Sul tavolo, quasi 16 milioni di euro di investimenti già finanziati, 40 nuovi posti letto per il presidio ospedaliero di Mirandola e un modello sanitario integrato che punta a fare dei due ospedali del territorio, il Santa Maria Bianca e il Ramazzini di Carpi, un sistema unico e complementare.
Chi c'era e cosa è stato detto
La sindaca di Mirandola Letizia Budri, prima donna a ricoprire questa carica nella città dei Pico, ha aperto i lavori inquadrando la serata nel contesto del più ampio riordino sanitario provinciale, avviato su mandato della Conferenza Territoriale Socio Sanitaria il 26 febbraio scorso. Accanto a lei, il presidente della Provincia di Modena Fabio Braglia, il sindaco di Carpi Riccardo Righi, i primi cittadini degli altri Comuni del Nord Modenese, la direzione dell'Azienda USL di Modena e i professionisti del Santa Maria Bianca.
Al centro dell'incontro, una visione precisa: superare le logiche competitive tra strutture sanitarie, costruire una rete ospedaliera integrata e ridistribuire funzioni e vocazioni tra i due presidi in modo da garantire sia la specializzazione che la prossimità al cittadino.
I numeri del piano: cosa cambia per Mirandola e Finale Emilia
I dati portati in sala sono concreti e verificabili. Per il Santa Maria Bianca sono previsti investimenti per quasi 16 milioni di euro, con un aumento progressivo di 40 posti letto. A Finale Emilia, il nuovo Ospedale di Comunità (OSCO) in costruzione nell'ex presidio ospedaliero garantirà invece 15 posti letto estendibili a 20, con l'avvio delle attività previsto entro fine 2026. Questo cantiere riguarda una struttura di oltre tremila metri quadrati che ospiterà, al piano terra e al primo piano, medici di medicina generale, CAU, postazione 118, consultorio, neuropsichiatria e un'ampia offerta di specialistica ambulatoriale.
Questi progetti avanzano di pari passo con il percorso di realizzazione del nuovo Ospedale di Carpi, elemento cardine della riorganizzazione sanitaria dell'intera area.
Un sistema che cambia: vocazioni complementari tra Carpi e Mirandola
La parola chiave della serata è stata complementarietà. Il Santa Maria Bianca e il Ramazzini non sono e non devono essere in concorrenza: ciascuno dei due ospedali diventerà punto di riferimento sia di area che provinciale per specifiche attività ad alta complessità, evitando duplicazioni e rendendo i percorsi di cura più chiari per i pazienti.
In concreto, il piano prevede la concentrazione di alcune attività chirurgiche, lo sviluppo di modelli ad alto volume per massimizzare l'utilizzo delle sale operatorie e ridurre i tempi di attesa, e l'introduzione di tecnologie innovative. Entrambi gli ospedali del Sistema Nord Modenese saranno inseriti nel piano provinciale per la chirurgia robotica, con funzioni specifiche e distinte. Viene inoltre valorizzato il Servizio di Citopatologia del Santa Maria Bianca, già riferimento provinciale per la diagnostica oncologica urinaria, che estenderà le proprie competenze alla patologia tiroidea e beneficerà di un investimento di 1,9 milioni di euro per il progetto regionale di digital pathology.
Il Tecnopolo di Mirandola entra in campo
Un elemento di novità riguarda il rapporto tra sanità e industria. Sono già previste collaborazioni strutturate con il Tecnopolo di Mirandola per l'innovazione e la ricerca nel settore biomedicale, con il coinvolgimento dei professionisti di entrambi i Distretti. Mirandola, storicamente cuore del distretto biomedicale italiano, rafforza così il legame tra eccellenza industriale e sistema sanitario pubblico.
La voce del Direttore Generale
Mattia Altini, Direttore Generale dell'Azienda USL di Modena, ha sintetizzato la filosofia del piano con parole nette: «Se vogliamo avere una sanità che resista nel tempo, dobbiamo iniziare oggi a costruire la sanità del futuro e per farlo dobbiamo assumerci la responsabilità di scegliere come e dove investire le risorse». Altini ha richiamato l'evoluzione rapida della ricerca scientifica e dei bisogni dei cittadini, sottolineando che il sistema deve saper accompagnare questi cambiamenti insieme a tutti i suoi attori: professionisti, istituzioni, volontariato, pazienti e caregivers.
Il percorso di riordino è costruito su gruppi progettuali tematici aperti anche ai medici di medicina generale, ai rappresentanti del volontariato, agli enti locali, all'università e ai pazienti con esperienza diretta dei percorsi di assistenza. Una sanità che non si decide soltanto nelle stanze della direzione, ma si costruisce con chi la vive ogni giorno.