Circa 1.200 tra docenti e personale ATA: è questa la stima del fabbisogno di organico nelle scuole della provincia di Modena in vista del prossimo anno scolastico. Un numero che non rappresenta un'emergenza improvvisa, ma il risultato di una cronica assenza di programmazione. A lanciare l'allarme è Federica Di Padova, responsabile Scuola della Federazione provinciale del Partito Democratico di Modena, che in una nota chiede di fare dell'istruzione una vera priorità nazionale.
«Stesso copione ogni anno»
«Ogni anno assistiamo allo stesso copione, denuncia Di Padova —: migliaia di posti vacanti, personale precario chiamato a colmare le carenze e scuole costrette ad affrontare l'inizio delle lezioni nell'incertezza. Una situazione che penalizza studenti, famiglie e lavoratori e che dimostra come, al di là degli annunci, la scuola continui a non essere considerata una priorità politica».
Meno studenti, più qualità
Il calo demografico, secondo la responsabile Pd, non deve diventare un pretesto per tagliare organici e investimenti, ma un'opportunità per migliorare la qualità della scuola pubblica: «Meno studenti devono significare classi meno affollate, maggiore attenzione ai bisogni educativi, più inclusione e un sostegno realmente efficace. La diminuzione della popolazione scolastica non deve tradursi in una scuola più povera, ma, al contrario, più forte».
Il nodo del costo della vita
La nota tocca anche un tema che tocca da vicino il territorio modenese e le Terre d'Argine. «Sempre più insegnanti e lavoratori della scuola rinunciano a trasferirsi o a rimanere nel nostro territorio perché il costo della vita, e soprattutto quello degli affitti, è diventato insostenibile rispetto agli stipendi». Una questione che Di Padova lega direttamente alla tenuta dei servizi pubblici: «Se chi lavora nella scuola non riesce a permettersi di vivere a Modena, è l'intera comunità a pagarne le conseguenze».
I numeri confermano la tendenza: secondo dati diffusi dalla Flc Cgil Modena, sono 250 i docenti a tempo indeterminato che nel 2026 hanno ottenuto il trasferimento dalla provincia verso altre regioni. Non si tratta di ricongiungimenti familiari ma di una migrazione economica: lo stipendio medio di 1.500 euro al mese non basta a reggere il peso degli affitti in una delle province più care d'Italia. Sommati ai pensionamenti, questi trasferimenti generano oltre 700 cattedre scoperte, che solo in parte verranno coperte dalle immissioni in ruolo.
L'appello
«Il Partito Democratico, conclude Di Padova, ritiene che investire nella scuola significhi investire nel futuro del Paese. Servono assunzioni stabili, procedure di reclutamento più rapide, risorse adeguate e una programmazione che metta al centro il diritto all'istruzione, non i vincoli di bilancio. La scuola deve tornare a essere una priorità nazionale».