A Carpi aprono le porte di Casa Giovanni: nove bambini troveranno un posto sicuro per crescere


A Carpi aprono le porte di Casa Giovanni: nove bambini troveranno un posto sicuro per crescere

Ci sono case che nascono con un fine preciso, quasi una vocazione scritta nei muri. Casa Giovanni è una di queste. Ieri mattina, nel distretto di Carpi, è stata inaugurata la nuova comunità residenziale della Cooperativa sociale Nazareno, destinata ad accogliere bambini e preadolescenti allontanati dalle famiglie d'origine per decisione del Tribunale. Non un istituto, non un ripiego: una casa vera, con cucina, sala studio, divani, e perfino un pulmino per andare a scuola e alle gite.

Dietro all'apertura c'è una storia di soldi raccolti, di fiducia costruita e di generosità concreta. In quattro mesi, grazie alla piattaforma For Funding di Intesa Sanpaolo e alla collaborazione con CESVI, sono stati raccolti oltre 100.000 euro: contributi di cittadini, imprese e della stessa banca, che ha partecipato destinando due euro per ogni prodotto acquistato online dai propri clienti nell'ambito del Programma Formula.

Una risposta concreta a un bisogno che cresce

I numeri parlano chiaro, e non è piacevole ascoltarli. In Emilia-Romagna, i minorenni ospitati in comunità residenziali sono passati da 14.084 nel 2018 a 15.095 nel 2020, secondo i dati dell'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza. Cresce anche il numero dei neomaggiorenni in comunità, salito da 2.202 a 2.745 nello stesso periodo. Sono cifre che pesano, e che raccontano di tante famiglie che attraversano momenti in cui non riescono a fare da soli.

Casa Giovanni risponde a questo bisogno aprendo nove posti, in un immobile di proprietà della cooperativa appositamente ristrutturato. Accoglierà bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni, italiani e stranieri, provenienti anche da fuori regione. L'obiettivo non è sostituire la famiglia, ma offrire un luogo sicuro e affettuoso mentre si lavora, quando possibile, per favorire il ritorno a casa.

L'idea di casa, non di struttura

I fondi raccolti hanno permesso di acquistare arredi per le camere e per la sala polivalente, attrezzature per una cucina semi-professionale, lavatrici, asciugatrici, una lavagna multimediale, computer, divani per la zona relax. E poi il dettaglio che dice tutto: un pulmino attrezzato per accompagnare i ragazzi a scuola, alle visite mediche, alle attività ricreative. Perché una casa, per essere tale, deve avere anche porte che si aprono sul mondo.

Sergio Zini, Presidente della Cooperativa sociale Nazareno, ha le idee chiare su cosa significhi questo progetto. «Casa Giovanni nasce dalla convinzione che ogni bambino, anche quando attraversa esperienze di grande fragilità, abbia diritto a un luogo sicuro in cui sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato nella crescita», ha dichiarato. E aggiunge con la sobrietà di chi sa fare le cose senza bisogno di raccontarsele troppo: «Per la Cooperativa Nazareno rappresenta un ulteriore passo in un percorso che da oltre trent'anni ci vede impegnati accanto alle persone più vulnerabili».

Una rete che funziona, quando vuole funzionare

La storia di Casa Giovanni è anche la dimostrazione che certi risultati si ottengono solo mettendo insieme mondi che di solito camminano separati. Alessandra Florio, Direttrice Regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato come dal 2021 il Programma Formula abbia sostenuto in Emilia-Romagna nove iniziative, raccogliendo complessivamente circa un milione di euro per progetti di inclusione sociale. «Unendo le forze si crea valore in modo mirato ed efficace», ha detto, con quella sintesi che in certi momenti vale più di mille analisi.

Roberto Vignola, Vice Direttore generale di CESVI, ha ricordato che ad oggi il Programma Formula ha sostenuto 215 progetti in tutta Italia, su temi che vanno dall'emergenza sociale alla rigenerazione urbana, dall'educazione alla conservazione del patrimonio culturale. Una rete che, a quanto pare, sa come trasformare le buone intenzioni in case arredate e pulmini parcheggiati davanti a scuola.

Carpi, che sa bene cosa significhi fare comunità, ha una casa in più. E nove bambini in meno senza un posto sicuro dove crescere.

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