A Carpi i ragazzi del Nazareno scalano la vetta: e il sentiero è la scuola


A Carpi i ragazzi del Nazareno scalano la vetta: e il sentiero è la scuola

C'è un modo bello di chiudere un anno scolastico: non con un voto scritto a matita su un registro, ma con un piatto, un gesto, uno sguardo fisso alla meta. Lo sa bene chi, il 22 maggio scorso, ha varcato la soglia del Centro di Formazione Professionale Nazareno di Carpi e si è ritrovato immerso in un'atmosfera che aveva il profumo della montagna e il calore di una cucina vissuta.

Un laboratorio a cielo aperto

Si chiamava "Radici e vette: dalla bassa all'alta quota" il saggio di fine anno dei ragazzi del quarto anno, e il titolo non era una trovata di marketing: era un programma, quasi un manifesto. Circa ottanta ospiti hanno assistito a qualcosa di più di una semplice esibizione tecnica. Hanno visto all'opera giovani che, per un intero anno, hanno studiato, viaggiato, lavorato e sudato per trasformare la passione in competenza.

A guidarli in questo percorso lo chef Domenico Della Salandra e il maître Rodolfo Guandalini, affiancati dall'intero corpo docente dell'istituto. Una squadra che non si è limitata a insegnare tecniche di cucina, ma ha accompagnato i propri studenti in un vero e proprio viaggio culturale: viaggi d'istruzione in Trentino-Alto Adige, esperienze dirette in strutture ricettive d'alta quota, la scoperta di una tradizione gastronomica alpina lontana dalla pianura padana, eppure capace di raccontare radici comuni.

La metafora del sentiero

A spiegare il senso più profondo di tutto questo ci ha pensato la preside Luana Ronchetti, con parole che meritano di essere lette con calma. "Le radici siamo noi, le tradizioni, la terra, il punto di partenza. La vetta è la destinazione, la potenzialità, il futuro, tutto ciò che potremmo raggiungere. Che cosa collega le radici e le vette? È il sentiero. Ci piace pensare che il sentiero sia la scuola, la formazione, ciò che mette in cammino i ragazzi. Come in montagna, sul sentiero si incontrano segnavia per non smarrirsi, si fa fatica, si suda, ma si tiene lo sguardo fisso alla meta. I nostri ragazzi stanno camminando bene e ne siamo orgogliosi."

Non capita spesso di sentire un dirigente scolastico descrivere la scuola con questa lucidità e con questa umanità. La montagna come specchio della formazione: la fatica è necessaria, i segnavia servono a non perdersi, e la vetta si conquista un passo alla volta. È una visione che, a Carpi, sembra aver trovato terreno fertile.

Giovani talenti, futuro concreto

Quello che il Nazareno propone non è solo un percorso tecnico verso la cucina o la sala. È una scuola di vita che usa il cibo come linguaggio universale, la tradizione come punto di partenza e l'ambizione come bussola. I ragazzi del quarto anno che il 22 maggio hanno servito, impiattato e accolto quegli ottanta ospiti non erano studenti che recitavano una parte: erano professionisti in formazione, consapevoli di quello che sanno fare e, cosa ancora più importante, di quello che vogliono diventare.

A Carpi, città che conosce bene il valore del lavoro ben fatto, c'è qualcosa di rassicurante nel sapere che in una scuola di via Peruzzi si continua a credere che il futuro si costruisca con le mani, con la testa e con un pizzico di coraggio. Come volersi mettere in cammino su un sentiero di montagna, anche quando il cielo non promette nulla di buono.

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