Inaugurato il Borgo don Ivo Silingardi a Budrione: il vescovo lo chiama “matto di Dio”

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Inaugurato il Borgo don Ivo Silingardi a Budrione: il vescovo lo chiama “matto di Dio”

Una comunità intera si è raccolta domenica a Budrione di Carpi per l'inaugurazione del Borgo don Ivo Silingardi, la nuova struttura socioeducativa della Cooperativa Sociale Nazareno che porta il nome del sacerdote carpigiano scomparso nel 2016, figura centrale nella storia della solidarietà locale.

Una struttura per chi è in difficoltà

Il Borgo comprende la Casa delle Farfalle e Casa Giovanni, quest'ultima dedicata alla memoria di Giovanni Zordan. Casa Giovanni è una comunità residenziale per minori dai 6 ai 12 anni in difficoltà, realizzata anche grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Cesvi, con una raccolta fondi avviata nel 2024.

Ad accogliere i numerosi ospiti è stato Sergio Zini, che ha ricordato lo spirito del fondatore: «Don Ivo ha sempre fatto famiglia dove non c'era, futuro dove non esisteva e ci ha insegnato uno sguardo che va oltre ogni limite. Don Ivo è stato padre, maestro e compagno di cammino. Ci ha insegnato che ogni fragilità merita una casa».

Le istituzioni ricordano don Ivo

Il consigliere regionale Gian Carlo Muzzarelli ha tracciato un ritratto vivido del religioso, nato nel 1920, partigiano, arrestato nel 1944 e liberato a fine guerra: «Parlare di don Ivo è parlare di un uomo della nostra terra fatto prete. Aveva visto tante sofferenze e sentiva la necessità di creare servizi, di dare risposte alla povertà, così come di superare l'odio».

Muzzarelli ha poi ricordato la tenacia con cui don Ivo perseguiva i suoi progetti: «Era una lima molto potente, plasmava e insisteva per ottenere quanto era necessario», sottolineando anche il suo impegno educativo verso i giovani: «Ieri erano i più poveri del nostro Paese, oggi i ragazzi sfortunati che arrivano qua per gettare l'ancora della propria esistenza vulnerabile in un porto sicuro. Come ci ha insegnato don Ivo dobbiamo rimettere insieme una cultura dell'accoglienza».

L'assessora alle Politiche Sociali Tamara Calzolari, portando il saluto del sindaco Righi e della giunta, ha definito la struttura «un luogo dove le soluzioni ai problemi si trovano», aggiungendo: «Non ho conosciuto direttamente don Ivo ma ho la fortuna di conoscere le persone che ne hanno raccolto l'eredità. Il Borgo porta il suo nome come segno importante per questa città perché l'obiettivo di don Ivo, accogliere i deboli, rende di valore la nostra intera comunità».

Le parole del vescovo e la benedizione

Dopo i ringraziamenti della direttrice della struttura Franca Miccoli, il vescovo di Modena-Nonantola e Carpi don Erio Castellucci ha offerto una riflessione intensa: «Chi è quell'uomo che vende una casa per acquistare un campo dove è nascosto un tesoro? Chi lascia il certo per l'incerto? Solo un pazzo o un uomo che ha gli occhi da bambino. Credo che don Ivo fosse un matto di Dio, un matto-bambino che ha speranza e sa rischiare e fa andare avanti la Storia. Don Ivo ci insegna che la Storia la porta avanti chi genera e voi siete il frutto di questo sguardo».

La cerimonia si è conclusa con la benedizione del vescovo Castellucci e il taglio del nastro da parte di Lucia Zordan, mamma di Giovanni. Il rinfresco sul prato, che sarà adibito alle attività ricreative, è stato realizzato in collaborazione con i ragazzi dell'istituto alberghiero Nazareno di Carpi.

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