C'è un luogo a pochi chilometri da Carpi che porta il peso della storia più buia del Novecento. Il Campo di Fossoli fu campo di transito verso i Lager nazisti, teatro dell'eccidio del 12 luglio 1944 in cui le SS trucidarono 67 internati politici nel poligono di tiro di Cibeno. Oggi, ottant'anni dopo, quello stesso luogo si prepara a diventare scenario di un'esperienza educativa rivolta alle nuove generazioni.
Dal 6 al 13 luglio 2026, il Campo di Fossoli e il territorio di Carpi ospiteranno La Pace in Campo, Disarmiamo il presente. L'umanità tra algoritmi, dialogo e nonviolenza, campo residenziale di formazione attiva rivolto a sedici giovani tra i 18 e i 25 anni provenienti da tutta Italia. Il progetto è promosso dalla Fondazione Fossoli insieme al Comitato PacificAzioni, con il patrocinio dell'Università di Modena e Reggio Emilia e del Comune di Carpi.
Una settimana di formazione tra memoria e attualità
I partecipanti alloggeranno in una struttura a Sant'Antonio in Mercadello, a pochi chilometri dal Campo, e si immergeranno per sette giorni in un programma fitto di workshop, laboratori e incontri con studiosi, ricercatori e formatori impegnati sui temi della pace e dei diritti umani.
La prolusione inaugurale sarà affidata a Maria Chiara Rioli, docente di Storia contemporanea dell'Università di Modena e Reggio Emilia, che aprirà la riflessione sul rapporto tra luoghi della memoria e costruzione della pace. Un tema tutt'altro che astratto in un posto come Fossoli, dove le mura parlano ancora.
Ampio spazio sarà dedicato alla gestione nonviolenta dei conflitti: a coordinare il laboratorio sarà Elena Monicelli della Scuola di Pace di Montesole, nata nei luoghi della strage nazifascista dell'ottobre 1944 sull'Appennino bolognese, istituzione simbolo dell'educazione alla nonviolenza in Italia. I giovani lavoreranno su competenze di mediazione e comunicazione nonviolenta, strumenti sempre più necessari in un tempo segnato da conflitti aperti su più fronti.
Intelligenza artificiale e disarmo: le sfide del presente
Tra i temi centrali della settimana spicca il rapporto tra tecnologia e pace. Sandro Cacciamani e Alessandro Furlati di Ex Machina Italia guideranno una riflessione sul ruolo dell'intelligenza artificiale nello sviluppo di reti collaborative e nella diffusione di una cultura della pace, un nodo cruciale in un'epoca in cui gli algoritmi condizionano anche le dinamiche dei conflitti internazionali.
Il percorso affronterà anche le questioni legate al disarmo e alla riconversione economica e civile, con gli interventi di Barbara Gallo e Giorgia Pelosi dell'IRIAD, Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, associazione fondata a Roma nel 1982 che da oltre quarant'anni promuove ricerca scientifica sui temi della sicurezza, del disarmo e della risoluzione nonviolenta dei conflitti. Chiuderà il cerchio la testimonianza del filosofo e formatore Pasquale Pugliese, componente del Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, che proporrà un approfondimento sui movimenti nonviolenti contemporanei.
La commemorazione del 12 luglio e le visite ai luoghi della memoria
Il programma include le visite al Campo di Fossoli e al Museo Monumento al Deportato Politico e Razziale di Carpi, oltre alla partecipazione alla commemorazione della Strage del 12 luglio 1944. Quel giorno di ottantadue anni fa, 67 prigionieri politici furono prelevati dal Campo e fucilati dalle SS nel poligono di tiro di Cibeno: una delle pagine più dolorose della storia carpigiana, che ogni anno torna a chiedere memoria e responsabilità.
Come candidarsi: partecipazione gratuita, scadenza il 15 giugno
La partecipazione al campo è completamente gratuita: vitto, alloggio e trasferimenti sono interamente coperti dagli organizzatori. Le candidature dovranno essere presentate entro il 15 giugno 2026 tramite il modulo online disponibile sul sito della Fondazione Fossoli, all'indirizzo fondazionefossoli.org.
«In un tempo attraversato da guerre, tensioni internazionali e profonde trasformazioni tecnologiche, sentiamo il dovere di offrire ai giovani la possibilità di affinare strumenti culturali e umani per costruire percorsi di pace e di dialogo», dichiara Manuela Ghizzoni, presidente della Fondazione Fossoli. «Crediamo che la memoria storica non debba limitarsi alla commemorazione, ma diventare leva per leggere il presente e immaginare un futuro fondato sulla nonviolenza, sulla dignità umana e sulla partecipazione consapevole delle nuove generazioni.»
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