La rabbia è montata piano, come una marea silenziosa, ma martedì sera in Consiglio Comunale è esplosa con la forza di un voto unanime. Novi di Modena, da sempre fiore all'occhiello della provincia per la raccolta differenziata, ha detto basta: non è disposta a vedere vanificati anni di impegno ambientale per colpa di un meccanismo tariffario che, di fatto, capovolge il principio del "chi inquina paga".
Il quinto comune più ecologico dell'Emilia-Romagna, con un tasso di riciclo effettivo del 77% dopo il conferimento e una qualità del rifiuto raccolto tra le più elevate della regione, si è visto ridurre progressivamente i premi destinati ai territori virtuosi. Un paradosso che ha spinto l'amministrazione a impugnare la penna e a scrivere, insieme alla minoranza, un atto di indirizzo che impegna Sindaco e Giunta a un confronto serrato con ATERSIR, l'Agenzia territoriale che regola il servizio.
L'eccellenza che diventa un boomerang
I numeri non mentono. Novi di Modena è stato premiato più volte da Legambiente nell'ambito del dossier Comuni Ricicloni, piazzandosi ai vertici per la minor produzione di rifiuto indifferenziato nella categoria tra i 5.000 e i 25.000 abitanti. Un risultato costruito nel tempo, molto prima che il porta a porta diventasse obbligatorio, grazie a una cultura ambientale diffusa e al lavoro instancabile dei volontari.
Eppure oggi quel primato rischia di trasformarsi in una penalizzazione. Le nuove regole approvate da ATERSIR hanno rivisto i criteri di assegnazione del Fondo d'Ambito, riducendo in modo significativo la quota destinata ai comuni super-virtuosi e dirottando risorse verso territori che ancora utilizzano i cassonetti stradali, con performance di raccolta nettamente inferiori.
La seduta del 14 luglio: un voto che fa rumore
L'Ordine del Giorno approvato all'unanimità non è un atto simbolico, ma un mandato politico preciso. Il Sindaco Enrico Diacci, con il piglio di chi conosce bene la materia, ha spiegato ai presenti che le tariffe dei rifiuti non sono decise a piacimento dai gestori: derivano da un calcolo matematico nazionale stabilito dall'autorità ARERA, pensato esclusivamente per coprire i costi reali del servizio. Non è possibile, ha chiarito, utilizzare gli utili delle multiutility come AIMAG per abbassare le bollette, perché quei guadagni provengono principalmente dalla vendita di energia e non dalla gestione dei rifiuti.
L'unica strada percorribile per aiutare concretamente le famiglie novesi è dunque una sola: cambiare le regole dei premi regionali. Ed è proprio qui che il Consiglio ha puntato il dito, denunciando un sistema che "finisce per scoraggiare i cittadini e sminuire l'enorme lavoro di associazioni come i Vo.Ci. e l'Auser, da sempre in prima linea per la cura e la pulizia del territorio".
Cosa chiede Novi (e perché dovrebbe interessare anche gli altri)
Il documento impegna formalmente l'amministrazione a portare avanti tre richieste precise nel confronto con ATERSIR: rivedere immediatamente i criteri di calcolo delle tariffe, ripristinare in modo significativo i premi per i comuni che ottengono risultati reali sul campo e, non ultimo, utilizzare il modello Novi di Modena come esempio virtuoso da imitare, anziché come bersaglio a cui sottrarre risorse.
La speranza, dichiarata a margine della seduta, è che questa delibera faccia da apripista e venga presa a modello da altri Consigli Comunali di territori che condividono la stessa frustrazione. Perché la vera posta in gioco non è solo una bolletta più leggera, ma la tenuta di un patto di fiducia tra cittadini e istituzioni: se chi fa bene viene punito, quale incentivo resta per comportarsi da comunità responsabile?