Non servono le montagne per fare un alpino. Lo sanno bene a Carpi, dove le quote più elevate sono quelle dei campanili. Eppure, quando suona il richiamo dell'Adunata Nazionale, anche le penne nere di pianura si mettono in marcia. E così è stato anche quest'anno, dall'8 al 10 maggio 2026, quando Genova ha aperto le braccia alla 97esima Adunata Nazionale degli Alpini, la più grande kermesse delle penne nere d'Italia.
Sessantatré anni dopo, Genova torna a sfilare
Non era una città qualsiasi, quella scelta per questa edizione. Genova aveva già ospitato l'Adunata nel 1963, per la sua 36esima edizione. Dopo Sessantatré anni di la città della Lanterna si è ripresa il suo posto nella storia alpina, per la sesta volta in assoluto dopo le edizioni del 1931, 1952, 1963, 1980 e 2001. Le attese della vigilia parlavano di circa 400.000 presenze tra alpini congedati, in armi e visitatori, con treni straordinari, modifiche alla viabilità e un Villaggio dell'Adunata allestito tra piazza della Vittoria e il Porto Antico. Un'operazione logistica imponente, riuscita con pieno successo di partecipazione.
Il gagliardetto carpigiano sul lungomare ligure
In mezzo a quella marea di cappelli con la penna, c'era anche il gagliardetto del Gruppo Alpini di Carpi. A portarlo sulle spalle fino in riva al mare sono stati Daniele Saltini e Gianluca Stella, due penne nere congedate che hanno raggiunto Genova assieme ai commilitoni della Sezione ANA di Modena, nel solco di quella solidarietà alpina che non conosce confini provinciali. Il Gruppo carpigiano è attualmente guidato da Leonardo Marcazzan, a capo di una realtà piccola ma tenace, capace di mantenere viva una tradizione in un territorio dove le montagne esistono solo nelle cartoline.
Una tradizione che resiste al tempo e alla pianura
C'è qualcosa di commovente e, a pensarci bene, anche di ironico nell'immagine di questi alpini carpigiani che partono dalla Bassa Padana per raggiungere Genova e sfilare con chi viene dalle vette del Trentino o della Val d'Aosta. Ma è proprio questo il senso profondo dell'Associazione Nazionale Alpini: non è solo una questione di latitudine, è una questione di valori condivisi, di memoria, di senso del dovere. Lo diceva bene il presidente della sezione genovese dell'ANA, Stefano Pansini, nella vigilia dell'evento: «Non dimentichiamo il senso profondo delle nostre adunate: il dovere della memoria, in particolare di tutti i nostri caduti. E dalla memoria si passa all'impegno ben noto degli alpini in protezione civile e mille altre forme di volontariato».
Parole che calzano come un guanto anche per il piccolo gruppo di Carpi, che anno dopo anno dimostra come l'identità alpina non sia patrimonio esclusivo di chi è nato tra le rocce, ma di chi ha scelto di portarne i valori, anche in pianura.
Il prossimo appuntamento è a Brescia
Mentre Genova si godeva ancora il calore e il baccano festoso dell'ultima sfilata, già si guardava avanti. Il testimone è passato a Brescia, città che ospiterà la 98esima Adunata Nazionale degli Alpini nel 2027. I carpigiani, c'è da scommetterci, ci saranno anche lì.