L'acqua di Carpi finisce nel grande gioco provinciale: Aimag davanti al bivio del 2028

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L'acqua di Carpi finisce nel grande gioco provinciale: Aimag davanti al bivio del 2028

C'è una data che fino a ieri sembrava appartenere al futuro lontano e che da oggi, per la politica modenese, è diventata improvvisamente vicina: 31 dicembre 2027. Quel giorno scadranno contemporaneamente gli affidamenti del servizio idrico integrato a HeraAcquaModena, Aimag e Sorgeacqua, i tre gestori oggi operativi nel territorio modenese. La scadenza era nota. La novità emersa nel Consiglio locale di Atersir è un'altra: è cominciata davvero la costruzione del sistema che prenderà il loro posto. E con ogni probabilità sarà un soggetto unico.

Il documento che cambia la prospettiva

La presentazione illustrata alle amministrazioni si intitola "Definizione dei bacini idrici di Modena e Bologna" e mette sul tavolo il primo passaggio: individuare nei prossimi mesi il perimetro del futuro bacino. Il punto di partenza è la normativa, che impone il superamento delle frammentazioni gestionali e una dimensione del bacino, salvo limitate eccezioni, non inferiore a quella provinciale.

Tradotto per chi, a Carpi, da decenni associa la parola acqua al nome Aimag: la discussione sul possibile sub-ambito Aimag è chiusa, almeno sul piano regolatorio. Nel marzo scorso i sindaci soci del comprensorio modenese avevano chiesto a Regione e Atersir se fosse possibile mantenere un bacino autonomo coincidente con l'attuale territorio servito dalla multiutility. La risposta è stata negativa. La Regione ha richiamato l'articolo 147 del decreto legislativo 152/2006, concludendo che «non è possibile prevedere l'articolazione di un sub-ambito funzionale di dimensione sub-provinciale». Ancora più netta Atersir: la normativa vigente non consente il sub-ambito Aimag e la dimensione minima dell'affidamento è quella della provincia di Modena.

Tre scenari, nessuno indolore

Prima dell'affidamento c'è però una questione geografica da sciogliere, e riguarda Sorgeacqua, che serve Finale, Nonantola e Ravarino nel Modenese ma anche territori della provincia di Bologna. Atersir ha sottoposto ai Comuni tre configurazioni possibili.

La prima prevede due bacini coincidenti con i confini provinciali, con una controindicazione tecnica non da poco: bisognerebbe ridisegnare una parte delle reti di Sorgea, oggi costruite in modo unitario e alimentate anche da pozzi collocati nel Modenese. La seconda ipotesi disegna un bacino modenese sovraprovinciale, con l'ingresso di Crevalcore e Sant'Agata Bolognese. La terza fa l'opposto: Finale, Nonantola e Ravarino entrerebbero nel bacino bolognese. Negli ultimi due casi, trattandosi di bacini sovraprovinciali, serviranno anche i pareri della Regione Emilia-Romagna e del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica.

Poi viene la domanda vera: chi gestisce

Definito il bacino, resta da stabilire chi gestirà il servizio. Le strade previste dalla normativa sono tre: gara pubblica per scegliere l'operatore, società mista con selezione del socio privato tramite gara, oppure gestione in house con una società interamente pubblica controllata dagli enti locali. Il nodo modenese è la situazione di partenza: tre gestori, strutture societarie differenti, assetti proprietari non omogenei. Una configurazione che, secondo quanto emerso nel confronto tra amministratori, rende particolarmente complessa la costruzione di un affidamento in house unitario e restringe lo spazio delle alternative. Nessuna decisione formale è stata presa, ma la prospettiva di una procedura competitiva europea è emersa come uno degli scenari da approfondire concretamente.

Perché a Carpi questa partita pesa

Il servizio idrico è uno degli asset strategici della multiutility della Bassa, e uno dei motivi per cui negli ultimi anni i Comuni soci hanno cercato di costruire un assetto industriale capace di accompagnare l'azienda alla scadenza delle concessioni. L'accordo industriale con Hera puntava anche a questo, ma il percorso si è fermato dopo i pronunciamenti negativi della Corte dei Conti sull'operazione societaria. I giudici contabili dell'Emilia-Romagna, chiamati in causa da 12 Comuni modenesi, avevano rilevato criticità sulla nascita di HeraAcquaModena, in particolare l'assenza di una procedura di gara a doppio oggetto e il passaggio della governance dal controllo pubblico alla direzione del socio privato. Da allora i soci pubblici hanno riaperto la ricerca di alternative, indicando come obiettivi la tutela del valore patrimoniale dell'azienda, dei servizi, degli investimenti e dell'occupazione.

Il documento di Atersir aggiunge ora l'elemento decisivo: il futuro dell'idrico non potrà essere costruito semplicemente difendendo l'attuale perimetro di Aimag. La partita sarà almeno provinciale. E sarà centrale il rapporto tra le amministrazioni di Modena e Carpi, che partono da posizioni patrimoniali diverse: Modena è dentro il sistema Hera, Carpi è il principale Comune socio pubblico di Aimag. L'obiettivo dichiarato è evitare che la trasformazione si riduca a uno scontro tra il capoluogo e la Bassa, affrontando il nuovo assetto su scala provinciale.

Il giudizio

Chi si aspettava che il tema si risolvesse con una difesa dei confini farà bene a cambiare mappa. I numeri e le norme raccontano una direzione sola: la frammentazione a tre gestori è destinata a finire, e il quadro regolatorio non lascia scappatoie sub-provinciali. La storia recente, dall'accordo con Hera bocciato dalla Corte dei Conti fino al no al sub-ambito, mostra che Aimag ha perso tempo prezioso più che posizioni di principio. La domanda, dopo la riunione di Atersir, non è più se l'assetto cambierà, ma come cambierà, chi potrà competere e quale ruolo resterà ad Aimag e Sorgea. Per Carpi, che in Aimag ha patrimonio, servizi e posti di lavoro, i prossimi mesi valgono più dei prossimi anni.

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