Sul palco dell'Eden, il Boccaccio torna a far ridere e riflettere: i ragazzi della Focherini conquistano Carpi


Sul palco dell'Eden, il Boccaccio torna a far ridere e riflettere: i ragazzi della Focherini conquistano Carpi

C'è una cosa che il tempo non riesce a logorare: una buona storia ben raccontata. Lo sapeva Giovanni Boccaccio, che nel Trecento imbastì cento novelle capaci ancora oggi di strappare risate e far pensare. E lo hanno dimostrato, ieri sera mercoledì 27 maggio, i ragazzi della scuola media Odoardo Focherini di Carpi, saliti sul palco del Cinema Teatro Eden davanti a una platea esaurita in ogni ordine di posti.

La scuola porta il nome di un carpigiano che meriterebbe un articolo a sé: Odoardo Focherini, nato a Carpi nel 1907, giornalista cattolico, padre di sette figli, che durante la Seconda guerra mondiale salvò più di cento ebrei dalla persecuzione nazista prima di morire nel campo di concentramento di Hersbruck nel 1944. Beatificato a Carpi il 15 giugno 2013, è rimasto il simbolo di una città che sa guardare in faccia le proprie responsabilità. Un'eredità non da poco per una scuola media.

Otto novelle, tre laboratori, un solo palcoscenico

Sul palco sono andate in scena otto novelle tratte dal capolavoro del grande autore certaldese. Racconti di furbizia, amore, ironia e umanità che attraversano i secoli senza una ruga. I ragazzi le hanno restituite con quello che è il vero lusso di quest'età: l'entusiasmo genuino, capace di passare in un battito d'occhi dal momento brillante a quello più intenso, dimostrando una maturità scenica che ha sorpreso e commosso il pubblico.

A guidare il gruppo teatrale è stato Marco Santachiara, regista ormai di casa alla Focherini, affiancato dalla professoressa Eleonora Salomone. Ma la novità di quest'anno ha portato il respiro della danza tra una scena e l'altra: gli intermezzi coreografici curati dalle professoresse Domenica Cusmano hanno cucito insieme le novelle con un filo di movimento, trasformando i passaggi tra un racconto e l'altro in qualcosa di più di una semplice pausa.

Scenografie fatte a mano, con testa e con cuore

Chi ha occhio per i dettagli avrà notato le scenografie e gli oggetti di scena, costruiti dagli studenti del laboratorio diretto dalla professoressa Chiara Caputo. Non è roba da poco: insegnare a dei ragazzi che il palco si costruisce insieme, con pazienza e creatività, è già di per sé una lezione di vita. Il risultato era lì a vedersi, nitido e curato, a ricordare che la bellezza non cade dal cielo ma si fabbrica con le mani.

Una mattina per i compagni, una sera per la città

La giornata si era aperta con una replica mattutina riservata agli studenti della scuola, prima che la città prendesse posto in sala per la rappresentazione serale. Il tutto esaurito non è un dettaglio: è la prova che quando si fa qualcosa con cura, la gente lo sente e risponde.

Il progetto ha potuto contare sul sostegno dell'Associazione Gaia, il sodalizio che raccoglie genitori, alunni, insegnanti e personale ATA dell'istituto, sempre pronta a rimboccarsi le maniche quando c'è da fare. E sul Comune di Carpi, che ha messo a disposizione gli spazi del Teatro Eden. La dirigente scolastica ha confermato il suo impegno nel promuovere esperienze formative di questo tipo, convinta, e a ragione, che il teatro non sia un ornamento del percorso educativo ma una delle sue colonne portanti.

I protagonisti assoluti restano però loro: i ragazzi. Quelli che si sono messi in gioco senza rete, che hanno imparato a stare su un palco guardando negli occhi chi li guarda, che hanno capito cosa significa costruire qualcosa insieme. Boccaccio avrebbe probabilmente apprezzato. E di sicuro avrebbe trovato il modo di raccontarlo.

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