C'è una città che con Avvenire ha un conto aperto con la storia. Si chiama Carpi, e ora quel conto si arricchisce di un nuovo capitolo. Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo-abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, è stato nominato presidente del Consiglio di Amministrazione di Avvenire Nuova Editoriale Italiana, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. La nomina è arrivata in occasione dell'Assemblea dei Soci, riunita a Roma alla presenza del Socio Unico, monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI.
Un'eredità pesante, nel senso più nobile
Castellucci succede al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, che ha accompagnato il giornale dal 2007: quasi vent'anni di trasformazioni, di crisi dell'editoria, di scommesse sul digitale. Baturi gli ha rivolto un ringraziamento solenne: «Ha offerto un contributo autorevole, equilibrato e sempre attento all'identità del giornale». Parole di stima istituzionale, ma anche di affetto genuino verso chi ha tenuto la barra dritta in anni non semplici per la carta stampata.
Al nuovo presidente, Baturi ha rivolto «il più sincero benvenuto e l'augurio di un cammino ricco di prospettive, nella continuità dei valori che ispirano il nostro quotidiano e con uno sguardo aperto alle sfide del presente». Sfide che, per un giornale cattolico nel 2026, non mancano davvero.
Castellucci: teologo, pastore, carpigiano d'adozione
Chi è Erio Castellucci? Teologo di formazione, uomo di dialogo, vicepresidente della CEI, è vescovo di Carpi da anni e ha maturato una sensibilità profonda per i temi della comunicazione e della cultura. Una biografia che si sposa bene con la guida di un giornale che da sempre ambisce a essere voce non solo della Chiesa, ma del paese.
Non è però soltanto il curriculum a rendere questa nomina significativa per Carpi. C'è un nome, nella storia di questa città, che risuona potente ogni volta che si parla di Avvenire: Odoardo Focherini.
Il filo che unisce Carpi ad Avvenire: il beato Focherini
Nato a Carpi il 6 giugno 1907, Focherini fu amministratore de L'Avvenire d'Italia a partire dal 1939, padre di sette figli, agente assicurativo, uomo di Azione Cattolica. Ma soprattutto fu colui che, tra il 1942 e il 1944, riuscì a mettere in salvo oltre cento ebrei perseguitati dal regime nazifascista, costruendo una rete clandestina di solidarietà con coraggio e discrezione straordinari. Arrestato l'11 marzo 1944, morì nel campo di concentramento di Hersbruck, in Germania, il 27 dicembre 1944, a soli 37 anni.
Papa Francesco lo beatificò a Carpi il 15 giugno 2013: primo giornalista italiano a diventare beato e martire. Le sue parole, rimaste scolpite nella memoria di chi lo ha studiato, dicono tutto: «Se fossi al posto degli ebrei che ho salvato, sarei pentito solo di non averne salvati di più».
Ora che un vescovo di Carpi siede alla presidenza di quel giornale, il cerchio si chiude con una grazia discreta. Non è retorica: è storia che si ricuce.
Un giornale che cresce, nonostante tutto
La riunione assembleare ha anche portato l'approvazione del bilancio 2025, e le notizie sono buone. La diffusione di Avvenire si attesta sopra le 100mila copie, i ricavi da abbonamenti crescono e la raccolta pubblicitaria registra un incremento del 14,6% rispetto all'anno precedente, con una politica di contenimento dei costi che ha contribuito ai risultati positivi.
Alessandro Belloli, direttore generale di Avvenire Nuova Editoriale Italiana, ha commentato con soddisfazione: «I risultati raggiunti confermano la solidità del percorso intrapreso e ci spingono a proseguire con determinazione. L'obiettivo è consolidare la crescita della raccolta pubblicitaria, rafforzare la relazione con i lettori e sviluppare nuove opportunità, mantenendo un rigoroso presidio dei costi».
In un'epoca in cui i giornali chiudono o arrancano, 100mila copie e una pubblicità in crescita sono numeri da non prendere sottogamba. Avvenire sembra aver trovato la sua strada. E ora, con un carpigiano alla presidenza, almeno in spirito, quella strada passa anche per il nostro portico.