È modenese il primo caso di virus West Nile in Emilia-Romagna per il 2026. Il contagio è stato confermato sabato 11 luglio e riguarda un uomo di 80 anni che vive tra Modena e Nonantola, attualmente ricoverato in condizioni stabili presso il reparto di Medicina interna del Policlinico di Modena. È già stata avviata l'indagine epidemiologica prevista dal piano di sorveglianza regionale.
Il virus e la trasmissione
Il West Nile è un'arbovirosi ormai endemica in Italia, in particolare nelle regioni del bacino padano, e viene trasmesso dalla zanzara comune (genere Culex), attiva soprattutto al crepuscolo e durante la notte. Il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa tra alcune specie di uccelli e le zanzare. L'uomo, così come i cavalli, rappresenta un ospite occasionale: viene infettato tramite puntura ma non è in grado di trasmettere il virus ad altre zanzare né ad altre persone.
Proprio per questo, a differenza di quanto previsto per Dengue e altre malattie importate veicolate dalla zanzara tigre, non sono state disposte disinfestazioni nell'area di residenza del paziente.
Sintomi e rischi
Nella maggior parte dei casi l'infezione decorre in modo asintomatico. Quando compaiono, i sintomi ricordano una sindrome influenzale e si risolvono in pochi giorni. Solo in casi rari, soprattutto in persone anziane o debilitate, possono insorgere gravi forme neurologiche che richiedono il ricovero e che possono portare a esiti permanenti o al decesso.
Il riscontro arriva una settimana dopo rispetto allo scorso anno ma in linea con lo sviluppo stagionale dell'infezione: i primi casi in Italia erano già stati rilevati a giugno in Veneto e nel centro Italia.
L'appello dell'Ausl: «Rinnovare i trattamenti dopo le piogge»
«Il riscontro di positività al virus West Nile ci ricorda l'importanza di proseguire nella lotta antilarvale, sia da parte dei Comuni che dei privati», ha sottolineato Alessandra Fantuzzi, direttrice del Servizio Igiene Pubblica dell'Ausl di Modena. «In particolare dopo le piogge dei giorni scorsi è necessario effettuare i trattamenti previsti per ridurre la presenza di larve e proteggersi con repellenti adeguati».
Le precipitazioni, spiega l'Azienda USL, dilavano i prodotti già applicati riducendone l'efficacia: ripetere i trattamenti larvicidi consente di interrompere il ciclo vitale della zanzara quando è ancora in acqua, prima che diventi adulta e in grado di pungere.
I consigli per i cittadini
Oltre ai trattamenti larvicidi, l'Ausl raccomanda di proteggersi dalle punture con repellenti cutanei efficaci, soprattutto nelle ore serali e notturne. In casa è utile installare zanzariere, usare il condizionatore e, negli spazi all'aperto, impiegare dispositivi elettroemanatori.
Fondamentale anche l'eliminazione di tutti i ristagni d'acqua in sottovasi, grondaie, secchi e contenitori che possono raccogliere acqua piovana: bastano pochi millilitri perché la zanzara deponga le uova. Dove i ristagni non possono essere rimossi, l'Ausl raccomanda l'uso periodico di prodotti larvicidi specifici.