Ci sono pomeriggi in cui il pallone decide di affezionarsi a un uomo solo, e sabato 24 ottobre quell'uomo si chiamava Figoli. Due reti, una per tempo, e il Carpi se ne torna da Milano con il bottino pieno dal campo dell'Alcione: 1-2, già scritto all'intervallo nel suo impianto essenziale.
La cronaca in tre numeri
Al 23' l'Alcione passa con Rolfini, e fin lì la giornata prometteva le solite malinconie da trasferta. Poi, al 40', arriva il pareggio di Figoli, che è mediano di mestiere ma evidentemente non disdegna la gloria altrui. Al 76' il bis, sempre lui, e la partita prende la piega che a Carpi piace.
Scacchiere e contromosse
Cassani schiera i suoi con il 3-4-2-1: Scacchetti tra i pali, linea a tre con Zagnoni, Lombardi e Desole, mediana con Casarini, Figoli, Astrologo e Cecotti, alle spalle di Montipò i due trequartisti Vitale e Puletto. Di fronte, l'Alcione di Cusatis con il 4-3-1-2, Pitou a cucire il gioco dietro la coppia Morselli-Rolfini. Due idee diverse di partita: i milanesi con il doppio centravanti, i biancorossi con le mezzali pronte a inserirsi, ed è esattamente da lì che è arrivato il giorno di Figoli.
Dalla panchina Cassani ha gestito il vantaggio con il contagocce: Sall per Vitale al 61', Bagatti per Puletto all'80', Carcani per Montipò al 90'+1, quando si cambia solo per guadagnare secondi e respirare. Cusatis ha invece provato la scossa in blocco al 79' con Muroni, Puzzoli e Braida, aggiungendo Zini all'86', ma il muro ha tenuto.
Disciplina da copertina
Dettaglio non banale per una squadra che difende un gol di vantaggio per un quarto d'ora abbondante: un solo ammonito, Vitale, nessun espulso. Arbitro il signor Bortolussi della sezione di Nichelino, assistenti Mallimaci e Recupero, quarto ufficiale Restaldo di Ivrea, operatore FVS Martone di Monza. Recupero: zero minuti nel primo tempo, tre nella ripresa. Tre minuti che a Milano saranno sembrati tre mesi, visti dalla panchina biancorossa.
Nessuna rifinitura retorica, serve: il tabellino parla da sé. Il Carpi ha preso gol per primo e ha risposto due volte, che poi è l'unica forma di carattere che il calcio riconosca davvero.