C'è qualcosa di tenero e insieme di serio in una bambola di pezza. Non fa rumore, non si connette a nessuna rete, non ha schermi luminosi. Eppure, da oltre vent'anni, le Pigotte dell'UNICEF entrano negli ospedali e portano con sé un messaggio che vale più di molte dichiarazioni solenni: ogni bambino ha diritto alle cure, alla protezione, al futuro.
È successo ancora una volta, giovedì 14 maggio, al reparto di Pediatria dell'Ospedale Ramazzini di Carpi. Il Comitato UNICEF di Modena, guidato dal professor Lorenzo Iughetti, ha donato le tradizionali bambole ai bambini e alle bambine ricoverati, scegliendo di farlo a ridosso della Festa della Mamma, celebrata il 10 maggio. Un gesto di vicinanza, in un momento in cui la vicinanza conta doppio.
Una bambola che viene da lontano
Le Pigotte nascono nel 1999 da un'idea di Jo Garceau, americana di origine franco-Cherokee, milanese di adozione, che si ispirò alle bambole di pezza che la nonna le cuciva da bambina. "Pigotta" è parola del dialetto lombardo: significa semplicemente bambola di pezza. Ma quella semplicità è ingannevole. In quasi trent'anni, grazie all'adozione delle Pigotte, l'UNICEF ha raccolto oltre 27 milioni di euro in Italia, destinati a interventi essenziali per la salute infantile, tra cui le vaccinazioni antipolio in zone di guerra come la Striscia di Gaza. "Una Pigotta adottata è una vita salvata": non è uno slogan vuoto.
Fatte a mano, una ad una
Ogni bambola donata al Ramazzini è unica. Non c'è catena di montaggio, non c'è fabbrica. Dietro c'è la pazienza quotidiana delle volontarie di AUSER Modena, che nei loro incontri hanno cucito, imbottito e rifinito ogni Pigotta con quella cura artigianale che trasforma un gesto ordinario in qualcosa di speciale. Un dono che porta già dentro di sé, ancora prima di arrivare nelle mani di un bambino, tutto il calore di chi lo ha fatto.
Al fianco di UNICEF e AUSER c'è anche Liu Jo, il marchio di moda fondato a Carpi e profondamente radicato in questo territorio, che ha scelto di sostenere l'iniziativa anche quest'anno. Non è la prima volta, e fa piacere che una realtà imprenditoriale carpigiana di quella dimensione continui a guardare oltre i propri bilanci.
In reparto, tra grandi e piccoli
Ad accogliere i donatori è stato il dottor Francesco Torcetta, direttore della Pediatria di Area Nord, insieme alla coordinatrice infermieristica Desdemona Lugli. Le parole del dottore hanno il tono di chi conosce bene il valore dei gesti concreti nei momenti difficili: "Le Pigotte non rappresentano soltanto un dono per i bambini ricoverati, ma anche un messaggio importante di attenzione ai diritti dell'infanzia e al valore universale della salute. Attraverso gesti come questo si costruisce una rete di comunità capace di stare accanto ai più piccoli nei momenti di fragilità."
Carpi e il senso di comunità
C'è qualcosa che queste storie ripetono ogni anno, e che vale la pena ascoltare ogni volta. Una città che sa fare rete, con le sue associazioni di volontariato, le sue aziende, i suoi medici e infermieri, è una città che ha ancora qualcosa da dire. Le Pigotte non curano la febbre, certo. Ma sanno fare una cosa che la medicina da sola non sempre riesce: ricordare a un bambino ricoverato, e alla sua famiglia, che il mondo là fuori non si è dimenticato di loro.