Nel cortile della Don Milani, la bici diventa la prima lezione di libertà


Nel cortile della Don Milani, la bici diventa la prima lezione di libertà

C'è un cortile di scuola a Carpi che, nel pomeriggio di oggi, ha smesso per qualche ora di essere solo uno spazio di ricreazione. Grazie all'iniziativa della Polisportiva Sanmarinese, quel rettangolo di asfalto si è trasformato in qualcosa di più: un luogo dove i bambini hanno imparato che salire in sella a una bicicletta non è soltanto una questione di gambe, ma di coraggio, fiducia e, alla fine, di autonomia vera.

Le protagoniste sono state le classi seconde della scuola primaria Don Milani, una delle realtà scolastiche più radicate nel tessuto educativo carpigiano. Su invito delle maestre, gli istruttori della Sanmarinese si sono presentati con biciclette, birilli e tanta pazienza, allestendo un percorso a ostacoli pensato per stimolare coordinazione ed equilibrio senza trasformare la cosa in una gara.

Chi pedalava già, e chi scopriva la sella per la prima volta

Il bello di questi pomeriggi, quando funzionano davvero, sta nell'inclusione silenziosa, quella che non ha bisogno di manifesti. Tra i bambini delle classi seconde c'era chi la bicicletta la conosce già come un vecchio amico, e chi invece quella sella non l'aveva mai sfiorata. Gli istruttori della Polisportiva Sanmarinese hanno lavorato su entrambi i fronti: affinare la tecnica dei più esperti, accompagnare con pazienza i più timorosi verso i loro primi metri di pedalata autonoma. L'entusiasmo, stando alle testimonianze dirette, è stato contagioso da subito.

Non è la prima volta che la Sanmarinese guarda oltre le piste da gara. La società carpigiana, da anni impegnata nel ciclismo giovanile sul territorio delle Terre d'Argine, ha già dimostrato in passato una vocazione che va al di là dei risultati sportivi: nel 2022 aveva sostenuto il progetto "Inseguendo la libertà" di Michele Iacomino, il ciclista che aveva pedalato da Auschwitz al Campo di Fossoli per intrecciare sport e memoria. Un sodalizio che sa, insomma, che la bicicletta porta lontano anche quando si rimane fermi in un cortile di scuola.

Tre giovedì per imparare, non uno soltanto

L'iniziativa non si esaurisce in un singolo pomeriggio. Il progetto si ripeterà per tre giovedì consecutivi, una scelta che tradisce una consapevolezza pedagogica precisa: l'equilibrio non si conquista in un'ora, e la fiducia nei propri mezzi ha bisogno di tempo. Chi ancora faticava oggi, la prossima settimana potrà riprovare. Chi già pedalava, potrà affinare la tecnica. Un lusso raro, nella scuola dei tempi stretti.

Vale la pena ricordare, senza retorica, che la ricerca sulla mobilità autonoma dei bambini in Italia, condotta dall'ISTC del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha documentato come negli ultimi decenni i bambini si muovano sempre meno in modo autonomo rispetto alle generazioni precedenti: meno a piedi, meno in bici, più in auto. Un dato che racconta qualcosa di noi adulti, prima ancora che di loro.

Salute, sostenibilità, autonomia: parole grosse per cose semplici

Promuovere la bicicletta tra i più piccoli significa lavorare su almeno tre livelli contemporaneamente. Il primo è quello della salute: l'attività fisica all'aperto, praticata con regolarità fin dall'infanzia, è un investimento che nessun piano sanitario riesce a sostituire. Il secondo è quello della sostenibilità: un bambino che impara ad andare in bici oggi è, con buona probabilità, un adulto che domani sceglierà due ruote invece di quattro. Il terzo, forse il più prezioso, è quello dell'autonomia: la capacità di spostarsi nel proprio territorio senza dover aspettare che qualcuno ti accompagni è una forma di libertà che a Carpi, città pianeggiante e ciclabile per vocazione, ha un senso particolarmente concreto.

Un ringraziamento, in questo caso, va davvero condiviso: alle maestre della Don Milani che hanno avuto l'intelligenza di aprire le porte del cortile a qualcosa di diverso, e agli istruttori della Sanmarinese che hanno portato competenza e, soprattutto, entusiasmo. In un'epoca in cui si discute molto di didattica attiva e di apprendimento esperienziale, c'è qualcosa di disarmante nella semplicità di mettere una bici tra le mani di un bambino e dirgli: vai.

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