Le duecento notti di Gatti, il gladiatore che ha scelto Carpi per entrare nella storia

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Le duecento notti di Gatti, il gladiatore che ha scelto Carpi per entrare nella storia

Ci sono numeri che raccontano una carriera meglio di mille parole. Duecento, ad esempio. Duecento volte in campo tra Serie B e Serie C, duecento domeniche (o mercoledì, come nel caso di Carpi-Ospitaletto) a stringere i denti, a guidare la linea, a sporcare la maglia. Riccardo Gatti, difensore centrale di un metro e ottantasette, piede mancino educato e quella ruvida eleganza che è merce rara nel calcio delle trincee, ha tagliato al Cabassi il nastro delle 200 presenze tra i professionisti. E lo ha fatto, ça va sans dire, da titolare: perché uno come Gatti, in panchina, ci sta malvolentieri.

Un girovagare di sostanza

La carriera di Gatti è un atlante della terza serie italiana. Comincia alla Reggina, dove il ragazzo di Bergamo assaggia il calcio dei grandi, e poi via, di porto in porto: Monopoli, Fano, Reggiana, Catanzaro, Albinoleffe, Casertana, Cittadella. Nove maglie in dieci anni, un collezionista di trasferte più che di figurine. In mezzo ci sono anche 9 gol, che per un centrale non sono affatto merce di poco conto: significano stacco di testa, coraggio sotto porta, quel pizzico di opportunismo che trasforma un difensore in un match-winner.

L'approdo a Carpi

Nell'estate 2026, Gatti sceglie il Carpi. Firma fino al 2028: un biennale che sa di progetto, non di tappa. A ventinove anni compiuti, l'età in cui un difensore raggiunge la maturità piena, il centrale bergamasco decide che la sua esperienza va messa al servizio di una piazza ambiziosa. E la Società biancorossa, dal canto suo, ha colto al volo l'occasione di blindare un profilo di assoluta garanzia per la categoria.

Il traguardo e lo sguardo avanti

Mercoledì 17 settembre, quinta giornata di Serie C, il Cabassi ha applaudito il suo numero uno per duecento volte. Non è un traguardo qualunque: significa aver attraversato campi di mezza Italia, aver retto l'urto di centravanti d'ogni stazza, aver convinto allenatori d'ogni credo tattico. Gatti sa fare il centrale puro ma all'occorrenza si adatta anche a mediano, retaggio di quando il fisico glielo permetteva con maggiore disinvoltura. Oggi è soprattutto un architetto della difesa, di quelli che parlano, indicano, sistemano i compagni. Il classico giocatore che in campo si sente eccome, anche quando non si vede.

Duecento presenze e nessuna intenzione di fermarsi. Perché le notti del Cabassi, per uno come Gatti, sanno ancora di inizio e non di epilogo.

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