C'è una città che non si limita a sperare in una sanità migliore, ma ci mette i soldi. Carpi, con quella generosità silenziosa e concreta che la distingue, continua a dimostrare di avere davvero a cuore il proprio Ospedale. Non è retorica: è una storia di cifre, di delibere e di macchinari che presto entreranno in sala.
In poche settimane il Ramazzini ha ricevuto due donazioni significative. Prima era toccato alla Ginecologia, destinataria di 25mila euro versati dall'Associazione Malati Oncologici di Carpi (AMO), destinati ad attrezzature mini invasive per laparotomie. Adesso è la volta della Cardiologia, con un intervento ben più corposo: 192mila euro stanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi.
Un progetto approvato, poi trasformato in acquisti concreti
La storia di questa donazione ha una sua logica precisa, quasi amministrativa nel senso migliore del termine. Il progetto "Innovazione tecnologica in ambito cardiologico", proposto dall'Ausl di Modena, era già stato approvato dalla Fondazione nel febbraio di quest'anno. Ma la Fondazione non si è limitata ad approvare: ha deciso di procedere direttamente all'acquisto delle tecnologie necessarie, scegliendo di essere protagonista del processo, non semplice cassiera.
Il risultato sono tre apparecchiature destinate al reparto di Cardiologia diretto dal dottor Stefano Cappelli, primario di lungo corso al Ramazzini e figura di riferimento riconosciuta anche nell'ambito della cardiologia dello sport in provincia di Modena.
Tre macchine, tre scopi, un solo obiettivo
Con i 192mila euro deliberati si è acquistato, in primo luogo, un tavolo operatorio radiotrasparente dal valore di poco più di 67mila euro, fornito da una ditta di Reggio Emilia: uno strumento fondamentale per le procedure interventistiche, che permette il passaggio dei raggi X senza interferenze e consente la guida fluoroscopica in tempo reale durante gli interventi. Poi un ecografo cardio-vascolare completo di software e stampante digitale, per un valore di oltre 52mila euro: gli occhi del cardiologo sul cuore del paziente, sempre più nitidi e veloci. Infine, il pezzo forse tecnologicamente più sofisticato: un poligrafo per studi e procedure di elettrofisiologia, acquistato da una ditta di San Lazzaro di Savena per 72mila euro. Quest'ultimo strumento permette di registrare e analizzare i segnali elettrici del cuore durante le procedure invasive, essenziale per diagnosticare e trattare le aritmie.
Una tradizione di generosità che vale milioni
Non è la prima volta che la Fondazione CR Carpi si siede al capezzale del Ramazzini con un assegno in mano. Nei suoi oltre venticinque anni di attività, la Fondazione ha stanziato complessivamente più di 9 milioni di euro per impianti, reparti e attrezzature dell'ospedale carpigiano: una cifra che racconta meglio di qualsiasi discorso inaugurale il rapporto tra questa istituzione e la città. Il presidente Corrado Faglioni aveva riassunto il concetto con chiarezza in occasione di un Open Day al Ramazzini nel 2019: "La Fondazione CR Carpi continua la sua lunga azione di sostegno al Ramazzini." Poche parole, molti fatti.
Quando arriverà la cerimonia ufficiale?
Le nuove apparecchiature saranno presentate ai cittadini con una cerimonia ufficiale non appena potranno essere testate e installate nel reparto. Un dettaglio, questo, che dice qualcosa di sensato sulle priorità: prima si lavora, poi si festeggia. Un approccio che i carpigiani riconosceranno come familiare.
In un paese dove la sanità pubblica fa spesso notizia per i tagli, le liste d'attesa e le polemiche, Carpi riesce a raccontare una storia diversa. Non per merito di qualche miracolo, ma perché una comunità ha deciso, anno dopo anno, di non delegare solo allo Stato la cura della propria salute. È una scelta civica prima ancora che filantropica. E fa bene al cuore, in tutti i sensi.