Carpi ha un'università e un ospedale più forte: la Fondazione CR chiude quattro anni che valgono una generazione


Carpi ha un'università e un ospedale più forte: la Fondazione CR chiude quattro anni che valgono una generazione

C'è un momento, nella vita di una comunità, in cui ci si guarda intorno e si realizza che qualcosa è cambiato davvero. Non per decreto, non per caso, ma perché qualcuno ha avuto il coraggio di credere in progetti giudicati troppo ambiziosi, troppo costosi, troppo avveniristici. Carpi ha vissuto uno di questi momenti il 25 giugno scorso, quando Mario Arturo Ascari, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, ha presentato il bilancio di un mandato che difficilmente sarà dimenticato in fretta.

Quattro anni, quattro parole: visione, concretezza, comunità, futuro

«Quattro anni di Consiglio di Amministrazione che ci hanno visto impegnati su molti fronti e che per tanti di noi lasceranno un segno indelebile», ha detto Ascari con quella sobrietà che appartiene a chi i risultati li ha già sotto gli occhi. Il bilancio del quadriennio 2022-2025 racconta di un'istituzione che non si è limitata a distribuire contributi, ma ha scelto di costruire. Mattone su mattone, progetto su progetto, con rigore finanziario e attenzione ai bisogni reali delle persone.

Alla presentazione erano presenti, tra gli altri, monsignor Gildo Manicardi, vicario generale della Diocesi, Mauro Mingotti per Lapam Carpi, Roberto Zani per Cna e il sindaco di Novi, Enrico Diacci, in rappresentanza dell'Unione Terre d'Argine. Una platea che dice già molto: la Fondazione non parla a se stessa, ma a un territorio intero.

Il sogno universitario diventato aula

Il capitolo più emblematico del mandato porta il nome di Polo Universitario di Carpi. Realizzato in tempi che Ascari stesso ha definito «record», ospita il corso di Laurea Magistrale in Sustainable Industrial Engineering, erogato dall'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e tenuto interamente in lingua inglese. Le lezioni sono partite il 18 settembre con un'impronta precisa: formare ingegneri industriali capaci di lavorare sulla sostenibilità energetica, sulla robotica, sull'intelligenza artificiale, sull'IoT. Non un'università per tutti, ma un'università per questo territorio, per le sue fabbriche e le sue imprese.

Significativo il fatto che già al lancio fossero oltre 60 le aziende, tra realtà locali, nazionali e multinazionali, ad aver manifestato interesse per il corso. Stage di sei mesi, progetti commissionati dalle imprese, docenti del mondo produttivo: a Carpi si studia con i piedi ben piantati nelle officine e negli uffici tecnici della provincia. Il Polo è nato da una collaborazione tra la Fondazione, l'Ateneo di Modena e Reggio Emilia e il Comune, e rappresenta uno di quei rari casi in cui pubblico, privato e accademia trovano un linguaggio comune.

Mezzo milione per il Ramazzini: la salute non è un lusso

Ma la Fondazione non ha pensato soltanto ai giovani e alla formazione. Nel 2025 ha destinato 500.000 euro all'Ospedale Ramazzini per l'acquisto di apparecchiature cliniche d'avanguardia in quattro reparti: Pediatria, Urologia, Otorinolaringoiatria ed Endoscopia Digestiva-Gastroenterologia. Una scelta concreta, chirurgica nel senso migliore del termine, realizzata in stretto coordinamento con il servizio tecnico dell'Ausl e i responsabili dei reparti stessi.

La Pediatria del Ramazzini, per fare un esempio, può contare oggi su una centrale di monitoraggio completa con dodici monitor, più altri cinque per i piccoli ricoverati in Neonatologia. Dal gennaio 2024 al dicembre 2025, quel reparto ha assistito 23 bambini prematuri nati a Carpi tra la 32esima settimana e oltre. Numeri che parlano da soli, e che ricordano a tutti che certe donazioni non comprano attrezzature: salvano vite.

Una strategia a tutto campo

Il percorso del quadriennio si è mosso attorno a quattro direttrici strategiche, pensate per rafforzare la resilienza del territorio su più fronti: l'istruzione e il rapporto con i giovani, la sanità e il benessere della comunità, il sostegno al tessuto economico locale e la coesione sociale. Non c'è settore che tocchi la vita quotidiana dei carpigiani che la Fondazione non abbia considerato nel suo mandato.

Il merito del successo, ha tenuto a sottolineare Ascari, non appartiene a una persona sola. È frutto di una sinergia tra la struttura organizzativa della Fondazione e la determinazione di tutto lo staff, capace di tenere insieme i conti e la sensibilità umana. In fondo, è questa la formula che distingue le istituzioni che lasciano il segno da quelle che passano senza traccia: sapere che i numeri di un bilancio, alla fine, sono sempre la storia di qualcuno.

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