Il 18 settembre il Consiglio comunale di Carpi tornerà a parlare di Palestina. Ma stavolta qualcuno ha voluto mettere i puntini sulle "i", ricordando che di questa storia se ne parla già da un pezzo in città. Carpi Comune Sinistre Unite non ha peli sulla lingua: sì, sono d'accordo con la mozione di Pd, Avs e Carpi a Colori per il riconoscimento dello stato palestinese, ma insomma, facciamo un po' di chiarezza. Perché nel 2015 il Consiglio aveva già votato favorevolmente su una mozione praticamente identica. Dieci anni dopo, riproporre la stessa cosa sa un po' di déjà vu, no? "Un atto meramente simbolico", lo definiscono senza troppi giri di parole. E poi c'è quella parte della mozione che chiede di "interrompere qualsiasi rapporto con lo stato di Israele". A questo punto, la lista civica si fa una domanda che suona quasi ironica: "Ci chiediamo se ve ne siano", di rapporti. Ma il punto vero è un altro. Carpi ha una tradizione di solidarietà che non si ferma alle parole scritte sulla carta. I famosi "treni della felicità" per i bambini del sud subito dopo la guerra, l'accoglienza per quattro combattenti curdi e per dieci bambini ucraini. Esempi concreti di una città che quando c'è da aiutare, aiuta davvero. Ecco perché Carpi Comune punta il dito: invece di tagliare rapporti inesistenti, perché la Giunta non sostiene le organizzazioni non governative che lavorano sul campo, in quella "martoriata terra di Palestina"? Fatti, non solo simboli. Una riflessione che arriva dritta al cuore della questione: in tempi in cui le tragedie si susseguono e le sofferenze si moltiplicano, forse è meglio sporcarsi le mani con azioni concrete piuttosto che limitarsi a dichiarazioni di principio. Anche se giuste, anche se condivisibili.
Palestina in Consiglio: a Carpi si discute tra simboli e fatti concreti
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