Ci sono immagini che valgono più di mille parole, e parole che possono valere un esposto in Procura. È il caso del post pubblicato domenica scorsa dalla pagina Facebook Carpi Antifascista, un collage di foto e slogan che ha immediatamente attirato l'attenzione, e non solo quella dei simpatizzanti. Il testo inneggiava a un «weekend ad Alta Felicità» accanto alla «lotta NO TAV, nella Valle che Resiste», accompagnato da scatti dove, tra il fumo e le fiamme, si intravedevano i volti oscurati dei manifestanti.
La reazione non si è fatta attendere. Antonio Platis, responsabile regionale dell'organizzazione di Forza Italia, e Cristian Rostovi, esponente carpigiano del partito azzurro ed ex candidato al consiglio comunale, hanno alzato la voce con una durezza che ha pochi precedenti nel dibattito politico locale. «Presenteremo nelle prossime ore un esposto alla Polizia Postale», hanno annunciato, definendo quel post «un inaccettabile manifesto di adesione alla violenza organizzata contro lo Stato, le istituzioni, le forze dell'ordine e la democrazia».
Il contesto: cosa è successo in Val di Susa
Per capire la portata della polemica bisogna fare un passo indietro, fino a sabato 25 luglio, quando i cantieri dell'Alta Velocità a Chiomonte e San Didero, nel Torinese, sono stati presi d'assalto da centinaia di antagonisti incappucciati. Il bilancio, certificato dalle autorità, parla di 143 feriti tra le forze dell'ordine (85 poliziotti, 48 carabinieri e 10 finanzieri), camionette date alle fiamme, molotov lanciate contro i reparti schierati. Numeri che hanno spinto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a esprimere «gratitudine e vicinanza agli agenti feriti», mentre la premier Giorgia Meloni ribadiva che «la violenza non piega lo Stato».
Il post incriminato
In questo scenario incandescente si inserisce il messaggio di Carpi Antifascista, che ha scelto di celebrare quella giornata di mobilitazione con toni che a molti, a cominciare dai due esponenti di Forza Italia, sono apparsi tutt'altro che neutrali. «Ci chiediamo se per il gruppo Carpi Antifascista le molotov contro le forze dell'ordine, gli scontri, l'eversione organizzata, siano gli ingredienti giusti per connotare 'giorni felici'», attaccano Platis e Rostovi. E ancora: «Siamo di fronte a una vera e propria istigazione allo scontro sociale e alla violenza oppure gli antagonisti di Carpi prendono le distanze dalle gravissime violenze?».
Domande legittime, che pongono un problema reale: qual è il confine tra la solidarietà a una causa, per quanto controversa, e l'apologia di atti che il nostro ordinamento considera reati? La Costituzione garantisce la libertà di manifestazione del pensiero, ma l'articolo 21 non è una licenza illimitata. La giurisprudenza, del resto, ha più volte tracciato la linea tra critica legittima e istigazione a delinquere. Starà ora alla Polizia Postale, se l'esposto verrà formalizzato, stabilire se quel post l'abbia oltrepassata.
Volti oscurati e ambiguità
Un dettaglio ha colpito particolarmente i due azzurri: nelle fotografie pubblicate, i volti dei manifestanti sono stati oscurati. «Sorprende come abbiano scelto di oscurare le facce», notano con un pizzico di malizia Platis e Rostovi, lasciando intendere che la scelta non sia casuale ma funzionale a coprire eventuali responsabilità individuali. Una pratica, va detto, tutt'altro che inedita nei movimenti antagonisti, dove l'anonimato è spesso rivendicato come forma di protezione collettiva. Ma in un contesto segnato da violenze così gravi, il gesto assume inevitabilmente un sapore diverso.
La richiesta di un fronte comune
I due esponenti di Forza Italia non si limitano alla denuncia. Allargano il tiro, chiamando in causa l'intero arco politico cittadino: «Le altre forze politiche come commentano questa posizione? Confidiamo possano unirsi alla solidarietà ai feriti e alle forze di polizia e spendano parole di condanna per i gravissimi fatti dello scorso weekend». Un appello alla trasversalità che sa tanto di sfida lanciata in particolare al centrosinistra, tradizionalmente in sintonia, almeno su scala locale, con le istanze dei movimenti ambientalisti e antagonisti.
«Difendere le istituzioni significa denunciare chi tenta di minarle», concludono Platis e Rostovi. Parole forti, che pesano come macigni nel dibattito cittadino. Perché Carpi, città storicamente legata ai valori dell'antifascismo e della Resistenza, si trova ora a fare i conti con una domanda scomoda: si può essere antifascisti e allo stesso tempo solidali con chi usa la violenza contro lo Stato? Il gruppo Carpi Antifascista, attivo sul territorio e con un seguito non trascurabile sui social, per ora non ha replicato. Ma il silenzio, in questi casi, rischia di essere la risposta più rumorosa.
La palla ora passa agli organi competenti, che dovranno verificare la natura e le finalità di quel post. Nell'attesa, resta la sensazione che la politica locale, ancora una volta, finisca per guardare più a Roma che ai portici di Piazza Martiri. Peccato, perché di problemi veri, in città, ce ne sarebbero a sufficienza.