C'è una regola non scritta della politica locale italiana che vale da nord a sud: si litiga di più su ciò che non esiste ancora che su ciò che esiste già. A Carpi questa settimana ne abbiamo avuto una dimostrazione plastica, con la Zona a Traffico Limitato ampliata del centro storico che, pur non essendo ancora nata, ha già accumulato abbastanza polemiche da riempire una legislatura intera.
La scintilla: De Rosa in Consiglio comunale
Tutto è partito dall'intervento in Consiglio comunale del consigliere di Forza Italia, Michele De Rosa, che ha rimesso sul tavolo il progetto di estensione della ZTL al centro storico racchiuso nella cintura dei viali. La risposta non si è fatta attendere: l'assessora al Commercio, alla Promozione della città e alla Sicurezza, Paola Poletti, ha accusato De Rosa di costruire "un dibattito su informazioni false o volutamente fuorvianti", di continuare a opporsi a un progetto che non esiste più nella forma originaria, quello della giunta precedente, che prevedeva la chiusura di un quadrante ben più ampio della città.
E qui il dibattito si complica, perché la stessa Poletti, nel descrivere il progetto attuale, "molto ridimensionato" rispetto al passato, apre scenari che lasciano qualche interrogativo. Il percorso, spiega, "prenderà il via nel 2027". Nel frattempo sono previste "azioni propedeutiche": la rimodulazione del trasporto pubblico, con i mezzi che da settembre passeranno ogni 15 minuti anziché ogni 30; la riqualificazione delle strade, con uno stanziamento dichiarato di 800mila euro a partire dalla sempre citata via Sbrilanci; e il ritorno al disco orario del parcheggio del Meccano in viale dei Cipressi.
I conti che non tornano (o quasi)
Proviamo a ragionare sui numeri. Ottocentomila euro per riqualificare le strade del centro storico di una città come Carpi: chiunque abbia mai visto una gara d'appalto per opere stradali sa che si tratta di una cifra modesta, quasi simbolica. E questo ammesso che quei fondi siano realmente stanziati, non solo annunciati. La rimodulazione delle corse dei mezzi pubblici, poi, non dipende unicamente dal Comune: SETA, la società che gestisce il trasporto locale in Emilia, ha le sue logiche, i suoi bilanci, i suoi tempi. Promettere una corsa ogni 15 minuti è facile; ottenerla è un'altra faccenda.
Rimane la certezza del disco orario al Meccano. Questa, a conti fatti, è l'unica misura concreta a costo zero, che non richiede stanziamenti, contratti o accordi con terzi. Un risultato, certo. Ma chiamarlo "azione propedeutica" a una rivoluzione della mobilità urbana richiede una buona dose di ottimismo.
I varchi: occhi che guardano, non che multano
Nella versione che emerge dalle parole di Poletti, i varchi elettronici previsti nel progetto sarebbero strumenti prevalentemente di monitoraggio: servirebbero a "fornire dati utili", a rendere "più sicuro il centro storico", più che a sanzionare gli ingressi non autorizzati. Una ZTL, insomma, che nella fase sperimentale assomiglia più a un sistema di videosorveglianza con qualche funzione statistica. Non è detto che sia sbagliato, anzi: una logica graduale e basata sui dati ha una sua razionalità. Ma allora forse sarebbe più onesto chiamarla con il suo nome, senza evocare la parola ZTL come una bandiera ideologica da sventolare o da combattere.
Il Comitato No ZTL e la sfiducia dei commercianti
La polemica, naturalmente, non si esaurisce nel duello Poletti-De Rosa. Il Comitato No ZTL ha già annunciato la ripresa delle mobilitazioni, ricordando che a inizio mandato la stessa Poletti aveva rassicurato commercianti e residenti che la ZTL, se mai fosse arrivata, sarebbe stata "indolore e ristretta a poche vie", e comunque non prima di aver realizzato nuovi parcheggi, migliorato la viabilità e potenziato il trasporto pubblico. Azioni che, a giudizio del Comitato, non si sono ancora viste. "Come possiamo fidarci ancora una volta di dichiarazioni e promesse?", chiedono. È una domanda legittima.
Dall'altra parte della barricata, il gruppo consiliare del Partito Democratico, insieme a Carpi a Colori e AVS, ha presentato una mozione di supporto all'attuazione della ZTL, chiedendo monitoraggio costante, attenzione alla sosta e conferma degli investimenti sul centro storico. Una posizione costruttiva, sulla carta. Ma anche questa rimane, per ora, nel campo delle intenzioni.
Cosa dice la ricerca: le ZTL fanno male al commercio?
Vale la pena ricordare che il dibattito sulle ZTL e il commercio di vicinato non è nato a Carpi. Una ricerca del Politecnico di Torino sull'introduzione della ZTL centrale nel capoluogo piemontese, nel 2010, ha mostrato che nell'area interessata il numero di licenze commerciali non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto a un ritmo superiore rispetto alla media cittadina nello stesso periodo. I dati, insomma, non confermano automaticamente il catastrofismo. Ma ogni città è diversa, e Carpi ha una struttura commerciale e urbanistica tutta sua, con un centro storico già in parte pedonalizzato e una pressione della grande distribuzione sul territorio che non può essere ignorata.
Poletti ha concluso con una frecciata politica tutt'altro che velata: "Fa sorridere che proprio un esponente di un partito al governo scelga di presentarsi come difensore del commercio di vicinato, ignorando le difficoltà che nascono da problemi strutturali che interessano tutto il Paese". È una battuta efficace, e non del tutto ingiusta. Ma anche l'assessora sa bene che le difficoltà strutturali del commercio italiano non assolvono nessuna amministrazione locale dalle proprie responsabilità di pianificazione.
Il punto, alla fine
La verità è che siamo di fronte a una discussione in cui tutti hanno un pezzo di ragione e nessuno ha tutti i torti. De Rosa ha ragione a chiedere chiarezza su tempi e modalità reali; Poletti ha ragione a sostenere che un percorso graduale vale più di uno strappo improvviso; il Comitato No ZTL ha ragione a ricordare che le promesse senza fatti si accumulano; il PD ha ragione a chiedere monitoraggio. Il problema è che a Carpi, nel 2026, si litiga su una ZTL che comincerà forse nel 2027, con fondi incerti, in attesa di un trasporto pubblico da potenziare, mentre l'unica cosa concreta sul tavolo è il ritorno del disco orario in un parcheggio. In politica si chiama "gestione del consenso". I cittadini, quelli che ogni mattina girano in cerca di un posto dove parcheggiare, la chiamano in un altro modo.