Undicimila euro per sorvegliare il passato: la colonia Val Paradiso aspetta ancora una risposta


Undicimila euro per sorvegliare il passato: la colonia Val Paradiso aspetta ancora una risposta

Undicimila euro l'anno per tenere d'occhio un edificio vuoto. È questa, in sintesi, la fotografia attuale della Colonia montana Soggiorno Val Paradiso, la struttura di proprietà del Comune di Carpi immersa nel verde di Sella di Borgo Valsugana, nel cuore della provincia autonoma di Trento. Ferma dal 2020, senza una destinazione definita, la colonia continua a pesare sui conti pubblici mentre l'amministrazione carpigiana cerca ancora una risposta su cosa farne.

Il contratto da 11.712 euro e la vigilanza solitaria

Il Comune ha attivato un servizio di vigilanza per non lasciare incustodito l'immobile. Oggi quel contratto va rinnovato, e la procedura racconta già qualcosa dello stato delle cose: gli uffici comunali si sono rivolti alla Questura di Trento per raccogliere informazioni sugli operatori del settore attivi sul territorio, applicando il principio di rotazione tra fornitori ed escludendo il contraente uscente. Tra tutti gli istituti abilitati contattati, ha risposto soltanto Sicuritalia SpA di Como. Con questa società è stato stipulato un contratto da 11.712 euro IVA inclusa per dodici mesi, comprensivo di una ronda ispettiva settimanale fissa e di un sopralluogo su chiamata al mese. Il contratto è prorogabile per ulteriori dodici mesi alle stesse condizioni.

Una spesa contenuta, certo. Ma che si somma a un immobile che non produce reddito, che non ospita nessuno, e che attende da anni una decisione che non arriva.

Il conto che non torna

Quello del Val Paradiso è un caso che riassume con precisione quasi clinica il problema del patrimonio immobiliare pubblico italiano: una struttura acquistata più di cinquant'anni fa, ferma dal 2020, che non genera entrate e richiede risorse solo per essere tenuta in vita. Un asset che costa senza rendere, e che nessuna soluzione semplice è in grado di sistemare rapidamente.

1972: quando Carpi comprò un pezzo di Trentino

C'è una data che dice tutto: 1972. Quell'anno il Comune di Carpi spese circa cento milioni di lire per acquistare la colonia montana, una struttura immersa nel verde della Valsugana. Erano gli anni del boom economico e delle colonie montane, quando mandare bambini e ragazzi sull'arco alpino d'estate era insieme un servizio sociale e una visione educativa. Il Comune carpigiano aveva la sua struttura, la sua aria fresca, il suo pezzo di Trentino. Poi, come spesso accade, i tempi sono cambiati più in fretta delle decisioni amministrative.

La chiusura e il sopralluogo del 2022

Nel 2020 l'emergenza Covid ha imposto la chiusura. Quello che sembrava uno stop temporaneo si è trasformato in una sospensione definitiva dell'attività. Nel maggio 2022 il Comune ha effettuato un sopralluogo per valutare le condizioni di una possibile riapertura: il verdetto è stato impietoso. Il sistema antincendio non rispetta i parametri richiesti dalla normativa vigente, e gran parte degli spazi interni è priva di bagno privato. I costi per gli interventi minimi indispensabili sono stati stimati in trecentocinquantamila euro, cifra che esclude qualsiasi adeguamento strutturale più ampio. Gli studi interni sulla valorizzazione dell'immobile sono stati avviati, ma risultano ancora in corso. Nel frattempo, la struttura è rimasta vuota.

Quattro ipotesi, nessuna decisione

Sul tavolo dell'amministrazione carpigiana ci sono quattro scenari possibili: la locazione a terzi, la concessione a terzi previa esecuzione degli interventi necessari, un eventuale accordo con altre pubbliche amministrazioni e, infine, la vendita. Nessuna di queste opzioni è ancora diventata una decisione formale.

È stata proprio l'ipotesi della vendita, ventilata a novembre 2025, ad aver acceso la discussione pubblica. Quasi 1.300 cittadini hanno firmato una petizione per scongiurarla, e un comitato civico si è organizzato per tenere viva la pressione sull'amministrazione. Il sentimento diffuso è quello di chi non vuole cedere un pezzo di storia collettiva senza che sia stata esplorata ogni alternativa. Questo nonostante, l'assessore Paolo Malvezzi ha messo in chiaro che negli ultimi anni di attività la colonia non aveva mai raggiunto il pareggio di bilancio, nemmeno nei periodi di maggiore frequentazione.

Una storia ancora aperta

Il Val Paradiso non è solo un immobile in un comune trentino. È una storia già vista: in tutta Italia decine di Comuni si ritrovano con ex colonie acquistate nel dopoguerra, strutture abbandonate per le quali vendere non è semplice, ristrutturare costa e affidarle a terzi richiede progettualità che spesso manca. Il Val Paradiso è una di queste storie, il riflesso di una stagione in cui le amministrazioni investivano nel welfare montano o marittimo, nel diritto dei bambini a respirare aria pulita, in un modello di comunità che poteva guardare lontano da casa. Oggi quella stagione è finita, e le sue eredità materiali aspettano risposte che le istituzioni faticano a dare.

La storia della colonia carpigiana in Valsugana non è ancora chiusa. Ma ogni mese che passa senza una decisione è un mese di costi, di attesa e di un patrimonio che si consuma in silenzio.

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