La partita su AIMAG entra nella sua fase più delicata. Dopo le bocciature della Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna e di quella lombarda sull'operazione di rafforzamento della partnership con HERA, e dopo che i bilanci della multiutility hanno smentito clamorosamente la narrazione di una società in difficoltà, il dibattito si sposta ora su un terreno ancora più concreto e politicamente esplosivo: le prossime nomine nei CDA delle Fondazioni e di AIMAG stessa.
A rompere il silenzio è Simone Morelli, coordinatore cittadino di Azione Carpi, con un intervento diretto e senza sconti rivolto all'amministrazione comunale.
I numeri che smentiscono la narrazione
Il punto di partenza di Morelli è sui dati. Il bilancio consolidato 2023 di AIMAG, disponibile e verificabile, racconta una società tutt'altro che alla deriva: 400 milioni di valore della produzione, EBITDA a 60,4 milioni, EBIT a 22 milioni, utile netto di Gruppo a 9,2 milioni e investimenti superiori a 36 milioni. Numeri confermati anche dai bilanci più recenti e dai dividendi distribuiti ai comuni soci.
«Non i numeri di un'azienda che ha bisogno di essere salvata da un privato», scrive Morelli, ricordando che quella era invece la narrazione ufficiale con cui l'amministrazione di Carpi, insieme agli altri comuni in accordo con il PD, aveva giustificato l'operazione di avvicinamento a HERA.
Due bocciature, una sola direzione
Sul fronte istituzionale, le due sezioni regionali della Corte dei Conti hanno espresso giudizi negativi sull'operazione. La sezione dell'Emilia-Romagna ha rilevato criticità pesanti: motivazioni insufficienti, mancata valutazione di alternative, carenza di analisi sulla convenienza economica e assenza della procedura di gara a doppio oggetto. Non un semplice cavillo procedurale, ma una bocciatura nel merito di un percorso che, secondo la magistratura contabile, avrebbe spostato il governo reale della società verso il socio privato. Analoga la posizione della sezione lombarda, che ha evidenziato la perdita di controllo pubblico.
Va ricordato che il CDA di AIMAG era stato rinnovato il 29 giugno 2023, con il rientro di un membro designato da HERA, assente dal consiglio dal 2016, e che successivamente il nuovo consiglio aveva nominato Gianluca Valentini, manager proveniente dal Gruppo HERA, come Direttore Generale della società. Scelte che avevano già alimentato forti polemiche tra i comuni soci dell'area nord della provincia.
La posta in gioco: 290mila cittadini e servizi essenziali
AIMAG è partecipata da 21 Comuni soci, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola, mentre HERA detiene il 25%. Il Comune di Carpi è il primo azionista pubblico con il 20,47%, le due Fondazioni detengono rispettivamente il 7,50% e il 2,50%. Il CDA nominato nel giugno 2023 ha una durata triennale: la sua scadenza naturale è dunque alle porte.
«Chi governa le Fondazioni può incidere sugli equilibri societari», avverte Morelli. «Chi governa AIMAG decide su acqua, rifiuti, energia, investimenti e servizi essenziali per oltre 290.000 cittadini». Per questo le nomine imminenti non sono vicende burocratiche di secondo piano, ma scelte che toccano la vita quotidiana di un territorio intero.
L'appello al sindaco: criteri pubblici o poltronificio?
La domanda che Morelli rivolge direttamente all'amministrazione carpigiana è netta: l'ente intende assistere in silenzio a un altro giro di nomine opache, trasformando AIMAG in un «poltronificio», oppure avrà il coraggio di pretendere criteri pubblici, competenze reali e indipendenza dalla fedeltà partitica?
«Il controllo pubblico non è uno slogan: è garanzia, responsabilità, trasparenza, capacità di scegliere persone libere, non fedeli», scrive il coordinatore di Azione, che punta il dito anche su una contraddizione politica interna al consiglio comunale: alcune sensibilità che in passato avevano partecipato attivamente al Comitato a difesa di AIMAG oggi, al momento del voto, farebbero prevalere la disciplina di partito sull'interesse pubblico dichiarato.
La sfida al «campo largo»
Il testo di Morelli si chiude con una sfida aperta alla coalizione di governo locale: «Si vince con le idee o con i posti? Si governa per i cittadini o per il partito?». Chi in campagna elettorale aveva promesso trasparenza e discontinuità, sostiene, deve ora scegliere se essere «l'ultimo dei vecchi o il primo dei nuovi».
La richiesta concreta è quella di nomi scelti alla luce del sole, con competenze nei servizi pubblici locali, capacità industriale e radicamento territoriale come unici criteri. «Questa volta parleranno i nomi. E dai nomi capiremo tutto».