Cinema Astra di Modena, la senatrice Rando (PD): "Salvarlo è una battaglia di civiltà"


Cinema Astra di Modena, la senatrice Rando (PD): "Salvarlo è una battaglia di civiltà"

Lo storico Cinema Astra di via Rismondo a Modena ha trovato una nuova voce a sua difesa in Parlamento. La senatrice Enza Rando, responsabile Legalità della Segreteria nazionale del Partito Democratico e componente della Commissione Cultura del Senato, si è espressa con forza sulla vicenda che da giorni agita il dibattito culturale e urbanistico modenese: la possibile chiusura della sala e la sua conversione in alloggi residenziali di pregio.

Una sala con ottant'anni di storia

Il Cinema Astra non è un edificio qualunque. Progettato nel 1946 dall'ingegnere e architetto Mario Pucci con la collaborazione di Vinicio Vecchi, è un esempio di architettura razionalista del dopoguerra con una particolarità costruttiva sorprendente: la copertura fu realizzata riutilizzando le campate di ponti smontabili abbandonati a Modena dall'esercito americano durante l'avanzata verso nord. Fu lo stesso Vecchi a curarne la ristrutturazione nel 1997, configurando l'attuale assetto multisala. Oggi rappresenta l'unico presidio cinematografico rimasto all'interno del perimetro del centro storico di Modena.

Nelle scorse ore il sindaco Massimo Mezzetti e l'assessora all'Urbanistica Carla Ferrari hanno annunciato di essersi rivolti formalmente alla Soprintendenza per chiedere l'apertura del procedimento di dichiarazione di interesse culturale dell'edificio, raccogliendo l'allarme lanciato da un gruppo di cittadini e dall'associazione Italia Nostra.

Rando: "Non tutto è mercificabile"

"È molto importante che si faccia di tutto per salvaguardare il Cinema Astra, un pezzo importante dell'identità modenese, oltre che un edificio dal valore storico-architettonico", ha dichiarato la senatrice Rando. "Bene hanno fatto il sindaco Mezzetti e l'assessora Ferrari a interessarsi al tema, in parallelo con la segnalazione di Italia Nostra, a sua volta stimolata da un gruppo di cittadini."

Rando chiama in causa anche Italo Calvino e Le città invisibili per spiegare la posta in gioco: una città non è composta solo di edifici e strade, ma dalla comunità che in quegli spazi vive e si incontra. Perdere un cinema storico significa perdere quella che lei chiama la "mappa degli affetti", fatta di ricordi, emozioni e punti di riferimento condivisi. "Assistere alla sua scomparsa rappresenterebbe una perdita di radici che nessun appartamento, per quanto lussuoso, riuscirebbe a compensare", conclude su questo punto.

La speculazione immobiliare sotto accusa

La vicenda dell'Astra apre secondo Rando una riflessione più ampia, che si intreccia con le denunce già avanzate da Marzio Govoni, presidente del Sunia, il sindacato degli inquilini, sul mercato immobiliare modenese. Govoni ha più volte documentato come la crescente attrattività di Modena stia alimentando pratiche speculative che trasformano appartamenti in affitti turistici o in camere singole a prezzi fuori mercato, riducendo drasticamente l'offerta abitativa per i residenti.

"Non tutto è mercificabile, non tutto è sacrificabile in nome del profitto", afferma la senatrice dem. Occorre invece bilanciare le legittime aspettative dei proprietari con l'attenzione alle categorie fragili e alla tutela dell'identità urbana. Modena, avverte Rando, non può ridurre il proprio patrimonio alla Ghirlandina e al Duomo: gli spazi vissuti dalla comunità sono parte integrante del fascino che oggi richiama visitatori da tutto il mondo, e la loro perdita impoverirebbe la città ben oltre il piano architettonico.

Il Piano Urbanistico Generale nel mirino

Sul fronte istituzionale, il Comune ha già indicato che la questione Astra potrebbe diventare il caso pilota per una revisione del Piano Urbanistico Generale, con l'obiettivo di mappare e disciplinare in modo sistematico il patrimonio storico-architettonico del territorio. Una prospettiva che Rando sostiene apertamente, chiedendo che la battaglia per il cinema di via Rismondo si trasformi in un impegno collettivo. "Questa è una battaglia di civiltà o, per meglio dire, di vivibilità e abitabilità", conclude la senatrice, "sulla quale dobbiamo sentirci tutte e tutti coinvolti."

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