Tre anni senza un accordo formale. Tre anni in cui i comuni soci di AIMAG S.p.A. si sono seduti all'assemblea dei soci senza una voce pubblica coordinata, mentre HERA osservava con il suo 25% di capitale ordinario. Ieri sera, 21 maggio 2026, il Consiglio Comunale di Carpi ha messo fine a questo vuoto approvando il nuovo Patto di Sindacato, un accordo parasociale che riunisce i 21 comuni soci attorno a un blocco di voto unitario. Una delibera attesa, contestata nelle forme, ma considerata dalla maggioranza uno spartiacque per il futuro della multiutility della Bassa modenese.
Perché il patto era urgente
Il vecchio patto era scaduto il 30 aprile 2023. Da allora, la governance di AIMAG aveva vissuto stagioni turbolente: la nomina di un membro del CdA designato da HERA aveva sollevato una diatriba legale, risolta solo con la sentenza del TAR 56/2024 che ne aveva confermato la legittimità. Nel settembre 2025, poi, era arrivato il colpo più pesante: la Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna, con relatore il magistrato Massimo Galiero, aveva bocciato l'operazione di integrazione con HERA attraverso la newco Heracquamodena, rilevando che l'operazione avrebbe prodotto «l'effetto di cedere la direzione e la gestione di una società a controllo pubblico a un soggetto privato». Un parere negativo che ha di fatto obbligato i comuni a tornare ai fondamentali: riaffermare il controllo pubblico con strumenti formali e vincolanti.
Il nuovo patto nasce anche da quella bocciatura. Le opposizioni, in particolare la consigliera Medici di Carpi Civica e il consigliere Bonzanini della Lega, non hanno mancato di sottolinearlo: la Giunta, hanno detto, non ha agito per convinzione politica ma perché messa alle corde dai rilievi dei magistrati contabili. Il sindaco Riccardo Righi ha respinto la lettura, rivendicando la scelta come un atto di governo consapevole.
Il peso di Carpi e la struttura dell'accordo
Il patto ha una durata di cinque anni, rinnovabile previa autorizzazione dei rispettivi consigli comunali. Al suo interno, il Comune di Carpi emerge come l'azionista pubblico più rilevante: detiene il 20,47% delle azioni ordinarie totali di AIMAG, che si traduce in una quota del 31,47% all'interno del montante pubblico del patto. Numeri che fanno di Carpi non un comune tra i tanti, ma il socio pubblico di riferimento.
Le decisioni interne tra i soci pubblici, nella cosiddetta «Direzione del Patto», seguono meccanismi graduati studiati per evitare stalli. Per le materie strategiche, come modifiche allo Statuto o operazioni societarie rilevanti, è richiesta una maggioranza qualificata del 65% delle quote pubbliche, una soglia considerata inderogabile a garanzia della collegialità. Per le questioni ordinarie, come l'approvazione del bilancio, se il 65% non viene raggiunto in prima votazione, il quorum scende al 50% più uno in seconda battuta, e poi alla maggioranza semplice dei votanti in terza.
Il modello 4+1: chi nomina cosa
Il cuore del nuovo assetto riguarda il Consiglio di Amministrazione, che sarà composto da cinque membri con una logica territoriale precisa. Il Presidente sarà indicato dal Comune di Carpi. Il Vicepresidente andrà ai comuni dell'Area Nord. Il terzo membro spetterà al Comune di Mirandola, il quarto alle Terre d'Argine e Sorbara. Il quinto, invece, è il punto più delicato: sarà proposto dai soci privati, ovvero Fondazioni e HERA, ma dovrà ricevere il via libera della Direzione del Patto. Se la proposta non arriva o non viene accolta, i soci pubblici nominano autonomamente anche questo membro.
Il sindaco Righi ha tenuto a sottolineare questo elemento come una garanzia sostanziale: i privati possono suggerire un nome, ma non imporlo. Le opposizioni non ne sono convinte, e parlano invece di una porta aperta all'influenza del principale competitor della società sul territorio.
I nodi ancora aperti
Durante la seduta sono emersi anche aspetti tecnici e territoriali irrisolti. Il caso dei comuni mantovani, titolari di circa il 3% delle quote, è rimasto in sospeso: poiché AIMAG non gestisce più i loro servizi idrici, questi enti potrebbero uscire dalla compagine sociale, con conseguente ridistribuzione di diritti e responsabilità.
Le minoranze di Fratelli d'Italia e Carpi Civica hanno anche contestato i tempi: documenti arrivati a ridosso della commissione, modifiche dell'ultimo minuto, pochissimo spazio per un'analisi approfondita. L'amministrazione ha replicato che la scadenza era dettata dalla necessità di convocare la prima riunione della Direzione del Patto entro il 30 maggio, per approvare il bilancio e rinnovare le cariche societarie.
Lo sguardo al 2027
Dietro l'urgenza tecnica si staglia però la vera partita: la scadenza delle concessioni idriche nel 2027. AIMAG, multiutility con sede a Mirandola e un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, gestisce il servizio idrico integrato in una parte significativa della provincia di Modena. Ma le sue dimensioni, per quanto ragguardevoli su scala locale, non le consentirebbero di partecipare autonomamente alla gara provinciale che si aprirà a quella scadenza.
Il Patto di Sindacato, in questo scenario, non è solo uno strumento di governance ordinaria. È la precondizione per arrivare a quella gara con una voce pubblica unitaria, capace di decidere insieme se tentare la corsa in proprio, cercare alleanze o accettare integrazioni. Una decisione che riguarda non solo i bilanci, ma i servizi quotidiani di centinaia di migliaia di cittadini della Bassa modenese, e i posti di lavoro di chi quei servizi li eroga ogni giorno.