Bambini che non nascono: a Carpi il PD si interroga sul futuro di un Paese che invecchia


Bambini che non nascono: a Carpi il PD si interroga sul futuro di un Paese che invecchia

C'è un numero che fa più effetto di tanti discorsi: 1,18. È il numero medio di figli per donna in Italia nel 2024, il valore più basso mai registrato nella storia del Paese. Dall'anno record del 2008, quando nacquero oltre 576mila bambini, ne sono arrivati quasi 207mila in meno, un calo del 35,8% in sedici anni. In Emilia-Romagna nel 2024 le nascite si sono fermate a 28.602, l'1,8% in meno rispetto all'anno prima. Sono cifre che pesano, e pesano soprattutto qui, in una terra che ha costruito il suo modello di welfare proprio sulla solidità delle famiglie e sulla forza lavoro.

È partendo da questi dati che il Partito Democratico di Carpi ha scelto di aprire un confronto pubblico sul tema, il 30 aprile scorso, durante la Festa de l'Unità di Santa Croce. L'incontro, dal titolo "Crisi demografica e natalità: sfide e politiche di oggi", è stato coordinato da Linda Oliviero, consigliera comunale del PD di Carpi, e ha visto la partecipazione del sociologo Vittorio Martinelli e della consigliera regionale Ludovica Carla Ferrari, coordinatrice dell'intergruppo regionale sulla natalità in seno all'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna.

Un problema che non è solo economico

La serata è stata, a quanto riferito, molto partecipata: segno che il tema tocca le persone, anche quando non lo si ammette apertamente. Il punto di partenza è stato il quadro demografico generale: calo delle nascite, aumento dell'aspettativa di vita, crescita dell'età media della popolazione, restringimento della fascia in età lavorativa e trasformazione dei modelli familiari. Tutti fenomeni che incidono profondamente sull'organizzazione del welfare, dei servizi, del lavoro e della città.

La tesi che ha attraversato l'intera serata è diretta: la demografia non è un destino, ma una realtà che si può governare con scelte politiche consapevoli. Detto così sembra semplice. Ma i numeri mostrano che da vent'anni in Italia non si è riusciti a invertire la tendenza, nonostante i proclami di ogni governo.

Sarebbe sbagliato, hanno sottolineato i relatori, ridurre tutto a una questione di soldi. Certo che pesano la precarietà lavorativa, le difficoltà di accesso alla casa, la fatica della transizione tra scuola e lavoro, la conciliazione tra famiglia e carriera, il permanere di squilibri profondi nei carichi di cura, che ricadono ancora prevalentemente sulle donne. Ma insieme a questi fattori esiste una trasformazione culturale autentica: le nuove generazioni hanno un rapporto diverso con il lavoro, la famiglia, la genitorialità e l'idea stessa di progetto di vita stabile. Ignorarlo sarebbe disonesto.

Cosa chiede la regione, cosa manca al paese

Ludovica Carla Ferrari ha illustrato le linee di lavoro dell'intergruppo regionale sulla natalità, insistendo sulla necessità di politiche strutturali che rendano l'Emilia-Romagna un territorio sempre più attrattivo per chi vuole costruire un progetto di vita. L'elenco delle priorità è lungo e concreto: salute riproduttiva e prevenzione, sostegno alle famiglie nei primi mesi dopo la nascita, congedi più equi tra madri e padri, servizi educativi per la fascia 0-6 anni accessibili e di qualità, riduzione delle liste d'attesa, politiche abitative, tutela del lavoro femminile e contrasto alle dimissioni forzate. Quest'ultimo punto non è un dettaglio: in Italia sono ancora troppe le donne che lasciano il lavoro dopo la nascita di un figlio, spesso non per scelta ma per mancanza di alternative.

Un giudizio sui fatti, non sulle buone intenzioni

Va detto con chiarezza: gli incontri come quello di Santa Croce sono utili, il dibattito è necessario. Ma il problema demografico italiano ha una caratteristica singolare: ne parlano tutti da decenni, e la curva continua a scendere. I dati ISTAT aggiornati al 2025 mostrano che nei primi sette mesi dell'anno le nascite sono calate di un ulteriore 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2024. Non si tratta di un'emergenza nuova: si tratta di un'emergenza cronica che non ha trovato risposta né nei governi di centrosinistra né in quelli di centrodestra.

L'Emilia-Romagna è tra le regioni che reggono meglio, ma reggere meglio non significa stare bene: anche qui il tasso di fecondità nel 2024 si è fermato a 1,19 figli per donna, ben al di sotto della soglia di ricambio generazionale fissata a 2,1. La domanda che resta aperta, dopo ogni convegno e ogni tavolo di lavoro, è sempre la stessa: quando le parole diventeranno misure reali, finanziate, monitorate e valutate nei risultati? Carpi merita di saperlo.

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