Un'auto, otto vittime e un 31enne in carcere: il giudice dice sì al fermo per El Koudri. Ma il carcere potrebbe non bastare


Un'auto, otto vittime e un 31enne in carcere: il giudice dice sì al fermo per El Koudri. Ma il carcere potrebbe non bastare

Sabato 17 maggio 2026, poco prima delle 17, il centro storico di Modena si è trasformato in un luogo di terrore. Salim El Koudri, 31 anni, residente a Ravarino, ha imboccato a tutta velocità via Emilia Centro alla guida di una Citroen C3 e ha investito deliberatamente le persone che passeggiavano sul marciapiede. Otto feriti, quattro in condizioni gravi, due dei quali ancora ricoverati in rianimazione all'Ospedale Maggiore di Bologna con prognosi riservata. Dopo aver concluso la sua corsa contro una vetrina, El Koudri ha tentato la fuga armato di coltello, fino a quando alcuni passanti coraggiosi non lo hanno immobilizzato a mani nude, rischiando la vita, in attesa dell'arrivo della Polizia.

Il giudice conferma il carcere

Oggi, 19 maggio 2026, si è tenuta l'udienza di convalida presso il carcere di Modena. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato il fermo disposto dalla Procura della Repubblica di Modena, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. L'accusa è pesantissima: strage con l'aggravante delle lesioni gravissime. L'avvocato difensore Fausto Gianelli non si è opposto alla richiesta della Procura, e ha dichiarato che il suo assistito «inizia a collaborare», ma ha ribadito con forza la necessità di una visita psichiatrica.

Il magistrato non si è limitato al dispositivo secco. Ha anche ordinato che l'Amministrazione penitenziaria sottoponga a un periodo di osservazione le condizioni psichiche dell'indagato, con l'eventuale trasferimento in reparti specializzati, da individuarsi a cura della stessa amministrazione, con obbligo di comunicare l'esito all'Autorità Giudiziaria. Una finestra aperta sul tema più scomodo dell'intera vicenda.

Chi è Salim El Koudri

Il profilo che emerge dalle indagini e dalle parole del sindaco di Modena Massimo Mezzetti non è quello di un lupo solitario radicalizzato. El Koudri è italiano a tutti gli effetti: nato in provincia di Bergamo da una famiglia di origini marocchine, cresciuto a Ravarino, laureato in Economia Aziendale all'Università di Modena e Reggio Emilia. Un percorso di vita, almeno fino alla giovinezza, ordinario quanto quello di tanti ragazzi di questa provincia. Poi qualcosa si è rotto. Negli ultimi tempi avrebbe manifestato deliri e comportamenti compatibili con un grave disagio psichico, comprese affermazioni sconnesse contro la NATO e, secondo quanto riportato, persino contro la nota influencer Chiara Ferragni. La Procura, significativamente, non ha richiesto l'aggravante del terrorismo.

Lo stesso El Koudri, dal carcere, avrebbe confessato: «Sapevo che quel giorno morivo». Parole che raccontano un uomo che non si aspettava di uscire vivo da quella via Emilia, e che gettano una luce cupa sulla sua condizione mentale al momento dei fatti.

La domanda che nessuno vuole fare

Il Arcivescovo di Modena ha voluto mettere subito un punto fermo sulla deriva xenofoba: «Lui è italiano. Non c'entrano le seconde generazioni». Ha ragione. Ma c'è un'altra domanda, più difficile da eludere. Come è possibile che una persona in evidente stato di crollo psichico non sia stata intercettata prima dal sistema di welfare territoriale? Il sindaco Mezzetti, con onestà rara in questi casi, ha detto chiaramente che occorre investire nei servizi di salute mentale territoriali, nella prevenzione e nell'ascolto, perché «il disagio non si trasformi in disperazione e poi in aggressione».

È un tema che riguarda tutta la provincia, Carpi compresa. I Centri di Salute Mentale del territorio modenese sono sotto pressione da anni, con organici ridotti e liste d'attesa che si misurano in mesi. Non è una giustificazione per quello che è accaduto in via Emilia Centro: otto persone ferite, alcune in pericolo di vita, non possono essere archiviate come un fatto di cronaca qualunque. Ma sarebbe disonesto ignorare che il sistema ha delle crepe, e che quelle crepe hanno un costo umano concreto.

Le vittime, ancora in bilico

Mentre la giustizia fa il suo corso, due persone di 55 anni, un uomo e una donna, sono ancora ricoverate all'Ospedale Maggiore di Bologna in condizioni critiche. L'uomo ha ripreso gradualmente coscienza, ma la prognosi resta riservata. La donna mostra lievi segni di miglioramento, ma non è ancora fuori pericolo. Agli ospedali di Baggiovara si trovano altri feriti: una donna di 69 anni in miglioramento, una di 53 anni con quadro stabile ma grave, un paziente di 59 anni con trauma cranio facciale in progressivo miglioramento.

Sono loro il centro della storia. Non il dibattito politico esploso nelle ore successive, non le scaramucce tra ministri sui permessi di soggiorno di un ragazzo che italiano lo è per nascita e per crescita. Sono loro, quei corpi su quella strada di Modena, a ricordarci che la sicurezza non si costruisce con le dichiarazioni, ma con la cura quotidiana delle persone fragili, prima che la fragilità diventi catastrofe.

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