Il 12 luglio a Fossoli, ottantadue anni dopo: si mangia, si ricorda, e forse si capisce qualcosa


Il 12 luglio a Fossoli, ottantadue anni dopo: si mangia, si ricorda, e forse si capisce qualcosa

C'è una data che Carpi non ha mai smesso di portare con sé: il 12 luglio 1944. All'alba di quel giorno, le SS caricarono su tre camion 67 prigionieri politici internati nel Campo di Fossoli, dissero loro che sarebbero stati trasferiti in Germania per lavori forzati, e invece li condussero al poligono di tiro di Cibeno, a Carpi, dove li fucilarono uno ad uno. Due riuscirono a fuggire. Gli altri no. La strage fu definita «l'atto più efferato commesso nell'Italia occupata dalle SS su persone internate in un campo di concentramento».

Ottantadue anni dopo, il 12 luglio 2026, quella data ritorna. E lo fa, come è giusto che sia, non solo con i discorsi e le corone di fiori, ma anche con un tavolo apparecchiato, un piatto caldo e la compagnia degli altri.

Cosa succede quel giorno

ANPI Carpi promuove il Pranzo della Memoria, appuntamento che si terrà alle ore 12.30 presso il Circolo La Fontana Fossoli APS, in Via Martinelli, 1, nel cuore della stessa frazione che conserva i resti del campo. Il pranzo sarà allestito all'aperto, nel parchetto antistante il Circolo: un dettaglio semplice, quasi domestico, che dice molto sulla natura di questo tipo di commemorazione. Non un convegno, non una cerimonia blindata. Una tavolata.

La giornata si apre nel pomeriggio con la commemorazione ufficiale presso il Campo di Concentramento di Fossoli, che quest'anno segna l'82° Anniversario della Strage dei 67 Martiri.

Chi erano e perché è giusto ricordarlo

Il Campo di Fossoli fu allestito nel 1942 come campo per prigionieri di guerra alleati, poi trasformato in campo di transito sotto il controllo delle SS dal marzo 1944. Da Fossoli passarono circa 2.800 ebrei e 2.600 deportati politici, avviati verso i lager tedeschi. Era il principale snodo della deportazione nell'Italia centro-settentrionale: un luogo dove la burocrazia del male funzionava con puntualità ferroviaria.

I 67 fucilati del 12 luglio erano prigionieri politici, uomini scelti da una lista compilata dai comandi di Verona e Fossoli perché considerati «particolarmente pericolosi». La versione ufficiale delle SS parlò di rappresaglia per l'uccisione di sette militari tedeschi a Genova il 25 giugno precedente. Una versione che gli storici hanno smontato pezzo per pezzo: l'attentato era avvenuto settimane prima e a centinaia di chilometri di distanza, e un manifesto affisso a Genova il 6 luglio annunciava già la «già avvenuta fucilazione di 70 prigionieri» quando la strage non era ancora accaduta. Il pretesto era quello; la decisione era già presa.

Dopo il pranzo, un libro che guarda al futuro

A chiudere la giornata del 12 luglio ci penserà Federico Boccaletti, della segreteria ANPI di Carpi, che presenterà il libretto "Costruire comunità con la democrazia". Non è una pubblicazione nuova di zecca: Boccaletti l'aveva già curata, insieme a Lucio Ferrari, per la mostra inaugurata nell'aprile 2026 in occasione dell'80° anniversario delle prime elezioni amministrative democratiche di Carpi del 1946. Un progetto di ricerca storica che racconta come, partendo dalle macerie del dopoguerra, questa città abbia provato a costruire qualcosa di civile e duraturo.

Portare quel volume a Fossoli, il 12 luglio, ha una sua logica precisa: si ricordano i morti mostrando cosa i vivi hanno costruito dopo. È il modo più onesto di dire che la memoria non è nostalgia, ma fondamenta.

Un giudizio, francamente

Il Campo di Fossoli è oggi un luogo tutelato e visitabile, ma il rischio che corre ogni monumento alla memoria è quello di diventare una reliquia: qualcosa che si tocca con rispetto e poi si dimentica. ANPI Carpi da anni sceglie una strada diversa: mescolare il ricordo con il presente, la cerimonia con il pranzo, il passato con un libro sul futuro. È una scelta popolare, nel senso più bello del termine.

Ottantadue anni sono tanti. Chi ha vissuto quel 12 luglio 1944 non c'è più. Rimangono i nomi, i documenti, e la responsabilità di chi viene dopo. Sedersi a tavola a Fossoli, quella domenica, è un modo per dire che quella responsabilità non l'abbiamo dimenticata. O almeno, che ci proviamo.

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