C'è un modo bellissimo per misurare la tenuta di una città: guardare quante famiglie hanno costruito qualcosa con le proprie mani e ci hanno messo sopra il proprio cognome. A Carpi, nell'anno di grazia 2026, Imballaggi Cavicchioli S.p.A. festeggia ottant'anni di attività, un traguardo che dice molto sull'azienda, ma forse ancora di più sul carattere di questo territorio.
Una scatola di cartone nel 1946, un gruppo nel 2026
Era il 1946, l'Italia usciva a fatica dalla guerra, le famiglie contavano i soldi e i sogni, e qualcuno a Carpi decise che il futuro poteva passare anche per una scatola di cartone. Nacque così l'azienda capostipite, in quel secondo dopoguerra che è stato la culla di buona parte del tessuto imprenditoriale emiliano. Da allora, Imballaggi Cavicchioli ha attraversato decenni di trasformazioni economiche, crisi petrolifere, globalizzazione e rivoluzioni digitali, uscendone ogni volta con i conti in ordine e la testa alta.
Oggi il gruppo conta quattro aziende che operano nell'ambito del packaging e delle energie rinnovabili, serve settori diversissimi tra loro, dall'alimentare al tessile, dal meccanico al biomedicale, e lo fa con soluzioni su misura che hanno reso il marchio Cavicchioli un riferimento nel comparto in Emilia-Romagna.
La terza generazione al timone, con la quarta già in attesa
Oggi a guidare il gruppo sono Riccardo, Davide e Andrea Cavicchioli, terza generazione della famiglia. Non è cosa di poco conto: le statistiche sulle imprese familiari italiane ricordano con una certa impietosa regolarità che sopravvivere al passaggio generazionale è tutt'altro che scontato. I Cavicchioli ci sono arrivati due volte, e già guardano alla terza transizione.
«Siamo molto orgogliosi di essere rimasti una delle poche famiglie che, a Carpi, porta avanti l'azienda con il proprio cognome», dice Riccardo Cavicchioli, e non è la frase rituale di chi taglia un nastro. È la consapevolezza di chi sa che quel cognome sulla porta ha un peso, ogni mattina.
Il nonno, il cartone e la lungimiranza ambientale
C'è un dettaglio che vale la pena sottolineare, perché dice molto sulla cultura di questa famiglia. Quando oggi si parla di economia circolare e di packaging sostenibile come se fossero scoperte recenti, i Cavicchioli possono permettersi un sorriso tranquillo. Il fondatore aveva già intuito, decenni fa, che lavorare con il cartone ondulato significava lavorare con un materiale riciclabile, rinnovabile, compatibile con un'idea di produzione che non divorasse le risorse del pianeta.
«Non dimentichiamo i nostri settori di intervento: l'attenzione all'ambiente e l'economia circolare rappresentano settori molto importanti. In questo è stata decisiva la lungimiranza del nonno, che ha iniziato a lavorare con il cartone moltissimi anni fa», racconta ancora Riccardo Cavicchioli. Una visione che oggi, nell'era delle direttive europee sulla sostenibilità, suona quasi profetica.
Carpi non è uno sfondo, è un ingrediente
Ci sono aziende che potrebbero stare ovunque. I Cavicchioli no, o almeno così la pensano loro, e ci sono ragioni concrete per dargli torto. «Siamo convinti che non sia un caso che la nostra azienda sia a Carpi: il tessuto sociale e culturale carpigiano ha permesso di raggiungere questi risultati», dice Riccardo. È una di quelle affermazioni che a volte scivolano via come retorica di circostanza, ma che in questo caso ha una storia di ottant'anni a supportarla.
Carpi ha costruito la propria fortuna su piccole imprese capaci, famiglie che hanno fatto del lavoro una questione di dignità prima ancora che di profitto. I Cavicchioli sono uno specchio fedele di quella tradizione, e il fatto che abbiano allargato il proprio raggio d'azione fino alle rinnovabili racconta anche la capacità di questo territorio di reinventarsi senza perdere la bussola.
Il valore sociale di chi non massimizza soltanto il profitto
Riccardo Cavicchioli usa una frase che vale più di qualsiasi bilancio: «Abbiamo sostenuto e siamo stati sostenuti da tante famiglie. Il valore sociale della piccola azienda va tenuto in considerazione, tutto questo nei confronti di chi tende soltanto a massimizzare il profitto». È una dichiarazione di metodo, non solo di principio. Significa che dietro ogni cassetta di cartone prodotta in ottant'anni ci sono stipendi, mutui pagati, figli mandati a scuola, comunità tenute in piedi.
Il prossimo appuntamento, dicono con serena ambizione i tre cugini, è il centenario del 2046. La quarta generazione, quella dei figli di Riccardo, Davide e Andrea, è già nei pensieri e nei progetti. In Italia, arrivare a cento anni da fondatori resta un privilegio rarissimo. Ma a guardare come questa famiglia ha attraversato gli ultimi ottanta, viene da pensare che ci siano tutte le carte in regola per farcela.