C'è un fotografo di Reggiolo che da oltre trent'anni sale sull'Appennino non per fare escursioni, ma per inginocchiarsi davanti a un fiore. Si chiama Marco Corradini, e la sua ostinazione silenziosa ha prodotto qualcosa di raro: un archivio visivo della flora spontanea appenninica che ha varcato i confini italiani e raggiunto i musei di storia naturale di Parigi e Lione. Adesso, con una certa sobrietà che gli appartiene, porta quel lavoro sotto i portici di Carpi.
La mostra
Dal 9 al 23 maggio 2026, il portico adiacente alla sede dell'Archivio Storico Comunale di Carpi, ospita la mostra "Ci vuole un fiore", organizzata dal CEAS, Centro di Educazione all'Ambiente e alla Sostenibilità dell'Unione delle Terre d'Argine. L'ingresso è libero, come dovrebbe sempre essere quando si tratta di bellezza e di natura.
Gli orari sono pensati per chi lavora e per chi non lavora più: lunedì e giovedì mattina dalle 10 alle 12.30, sabati e domeniche anche dalle 16 alle 18.30. Le scolaresche possono visitare la mostra, ma solo su prenotazione, che in questo caso non è un ostacolo burocratico ma una scelta educativa: un gruppo di bambini davanti a queste immagini merita attenzione, non la ressa.
Chi è Marco Corradini
Marco Corradini esercita la professione di fotografo da oltre 28 anni, con studio a Reggiolo. Ma la sua storia con la fotografia inizia molto prima, nel 1980, quando debutta con una mostra personale intitolata "Vivere a Gualtieri", allestita nella celebre Sala dei Giganti di Palazzo Bentivoglio, il palazzo rinascimentale commissionato dai marchesi Bentivoglio alla fine del Cinquecento su progetto di Giovan Battista Aleotti. Fotografie in bianco e nero sul paesaggio urbano e contadino, una ricerca sugli usi e costumi di una comunità, un tentativo di fermare ciò che stava scomparendo. Un inizio che già diceva tutto sul suo sguardo.
All'inizio degli anni Novanta, nei ritagli lasciati liberi dalla professione, comincia a fotografare la flora spontanea locale, poi l'Appennino, poi ancora più su. Una ricerca che nel tempo acquisisce valore non solo estetico ma didattico e scientifico. Nel 1998 e 1999 espone al Museo di Storia Naturale di Parigi, al Salone degli Artisti Naturalisti. Nel 1999 è a Lione per "Florimage". Da allora una serie di mostre lungo tutto il territorio emiliano, da Ferrara a Nonantola, da Concordia a Mirandola.
Biodiversità: una parola che vale più di mille convegni
L'Appennino Modenese è, in primavera e in estate, un mosaico vivente di colori e forme: rododendri rosa, praterie d'alta quota, specie relitte che raccontano la storia antica della flora alpina appenninica. Una ricchezza che esiste ancora, ma che non è garantita per sempre. Corradini lo sa bene, e lo dice con la chiarezza di chi ha passato decenni ad osservare: "Ciascuna delle immagini esposte vale un viaggio lungo che si rivolge a tutti. È un invito alle persone, soprattutto ai più giovani: osservando queste fotografie è una esplosione di colori, con forme una diversa dall'altra, testimonianza di una biodiversità che ancora esiste e che va protetta e trasmessa come ricchezza alle nuove generazioni. Solo attraverso la fotografia si ha la possibilità di capire e scoprire quanto di irripetibile e sensibile la natura ci riserva."
C'è qualcosa di ironico e insieme malinconico nel fatto che per far capire agli abitanti della pianura quanto sia preziosa la natura dell'Appennino, ci voglia un fotografo che si alza all'alba, scala i sentieri e poi torna in pianura con le immagini. Ma è così che funziona, spesso: la bellezza va mostrata perché la si veda davvero.
Un giudizio, con rispetto
Il CEAS di Carpi esiste dal 1988 e fa parte della rete regionale dei Centri di Educazione alla Sostenibilità coordinata da Arpae Emilia-Romagna, una rete di 43 strutture distribuite sul territorio. La sua attività è concreta, gratuita e spesso poco celebrata. Organizzare una mostra come questa, in uno spazio pubblico e accessibile, non è un gesto di facciata: è educazione civica nel senso più nobile del termine.
Corradini non è un personaggio da copertina patinata. È un professionista che ha scelto di dedicare il tempo libero a qualcosa di più lento e meno redditizio della pubblicità o del ritratto: la documentazione della natura che scompare. Quarantasei anni di carriera, mostre in Francia, una coerenza rara. La prossima volta che qualcuno dirà che la cultura in provincia non esiste, gli si può mostrare questa biografia.
La mostra "Ci vuole un fiore" è visitabile fino al 23 maggio 2026 presso il CEAS di Carpi, nel portico adiacente all'Archivio Storico Comunale. Ingresso libero.