C'è un modo di andarsene che dice molto di come si è vissuto. Il dottor Adriano Latini se n'è andato ieri mattina, a 83 anni, senza fare rumore, con la stessa discrezione che aveva scelto come stile di vita e di lavoro in oltre tre decenni passati al servizio della città. Carpi perde uno dei suoi medici più amati, una di quelle figure che non si trovano nei comunicati ufficiali ma nel ricordo grato di chi li ha incontrati in momenti difficili.
Una vita tra i corridoi del Ramazzini
Per più di trent'anni, il dottor Latini è stato una colonna portante del Reparto di Urologia dell'ospedale Ramazzini. Era entrato nel reparto come allievo e collaboratore del professor Paolo Palladini, il primario che aveva trasformato l'Urologia carpigiana in un centro di eccellenza riconosciuto a livello nazionale, e a lui era subentrato nella guida del reparto quando Palladini si era ritirato nei primi anni Duemila. Una continuità non soltanto professionale, ma di visione: quella di un reparto che metteva al centro la persona, prima ancora della diagnosi.
Il suo lavoro si è intrecciato con quello di una generazione di urologi che hanno fatto la storia della sanità locale: accanto a lui, nel corso degli anni, hanno operato colleghi come Giorgio Verrini e Maurizio Brausi, nomi che i carpigiani conoscono bene. Una scuola vera, fatta di esempio quotidiano più che di lezioni formali.
Le parole di chi lo ha conosciuto
Sono i figli Lucio e Marina a restituire il ritratto più intimo: «Papà se n'è andato in punta di piedi, come era nel suo stile, senza dare disturbo a nessuno. È stato un grande uomo, medico, padre e nonno. Era sempre presente ma con discrezione, e sapeva relazionarsi con tutti in modo gentile. Stiamo ricevendo moltissime attestazioni di stima e affetto nei suoi confronti».
Il dottor Giorgio Verrini, che con Latini ha lavorato fianco a fianco per anni specializzandosi proprio nell'incontinenza urinaria su suo incoraggiamento, non nasconde la commozione: «È stato il mio maestro, non solo a livello medico ma anche umano. Mi ha insegnato a guardare il paziente come persona e non come "malato" da curare. Aveva due mani d'oro in sala operatoria e una pazienza incredibile. Conoscerlo mi ha veramente cambiato la vita, non solo di medico ma di uomo».
Affettuoso e preciso, com'è nello stile di chi ha passato una vita a fare diagnosi, è anche il ricordo del dottor Paolo Tosi: «Ho avuto la fortuna di conoscere il dottor Latini, io neo assunto in Medicina II, lui già Aiuto in Urologia. Un signore, che mi trattava come un suo pari, e non lo ero. Non basta la signorilità e la gentilezza per fare un medico, bisogna essere bravi. E lui lo era: lo vedevo, e sentivo la gratitudine e gli elogi di tanta gente».
L'ultimo saluto
I funerali si terranno giovedì 21 maggio alle ore 11.30 nella chiesa di San Nicolò, con partenza alle 11 da Terracielo. Un appuntamento che si annuncia affollato, come spesso accade quando a mancare è qualcuno che, senza cercare i riflettori, aveva comunque illuminato la vita di molti.