Ci sono storie che si misurano in numeri, e storie che si misurano in qualcos'altro. Quella di Tavola Amica appartiene alla seconda categoria, anche se i numeri, a ben guardarli, fanno la loro impressione: oltre 11.000 pasti serviti in tre anni, ogni domenica, al circolo anziani Bruno Losi di via Medaglie d'Oro a Carpi. Non una mensa, attenzione. Una tavola, nel senso più antico e familiare del termine.
Domenica 28 giugno si è celebrata l'inaugurazione della cucina rinnovata, un impianto moderno e più efficiente che consente di preparare pranzi per oltre cento persone a seduta. Un traguardo concreto, reso possibile dalla generosità del Lions Club Carpi Host e di tanti altri donatori privati che in questi anni hanno creduto nel progetto.
Una domenica con molti ospiti, e qualche addio
A fare gli onori di casa sono stati Paolo Ballestrazzi, consigliere di Ho Avuto Sete, e Andrea Macca della cooperativa sociale Il Mantello, le due realtà che nel gennaio di tre anni fa hanno dato vita all'iniziativa. Tra gli ospiti presenti, Carlo Camocardi e Giacomo Cabri, rispettivamente presidente uscente e presidente subentrante del Lions Club Carpi Host, il cui passaggio di consegne è la prova che il lionismo carpigiano non si ferma. C'era anche monsignor Ermenegildo Manicardi per la Diocesi di Carpi, e Mauro d'Orazi, presidente del consiglio dell'Unione Terre d'Argine.
Una nota di malinconia istituzionale: Paolo Malvezzi, assessore ai lavori pubblici del Comune di Carpi, era presente in una delle sue ultime uscite ufficiali. Il primo luglio, infatti, cessa dalla carica. Il Comune ha il patrocinio del progetto, insieme alla Caritas diocesana, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e ad altri sostenitori privati. Speriamo che il testimone venga raccolto con altrettanto calore da chi verrà dopo.
Cosa succede ogni domenica in via Medaglie d'Oro
Il meccanismo è semplice, come le cose migliori. Ogni domenica, chiunque può sedersi a tavola: si mangia insieme, si paga quanto si vuole, o quanto si può. Non c'è un ticket, non c'è un modulo da compilare, non c'è una lista di requisiti. C'è un piatto caldo e qualcuno di fronte.
Il progetto nasce con una vocazione precisa: contrastare la solitudine, quella silenziosa e invisibile che colpisce soprattutto gli anziani che vivono soli, ma che in una città come Carpi non risparmia nemmeno chi di anni ne ha pochi. La solitudine, in Italia, è ormai riconosciuta come una vera emergenza sociale: secondo dati recenti, quasi un anziano su quattro vive in condizione di isolamento relazionale. Carpi risponde con una forchetta e un tavolo apparecchiato.
Venti associazioni, una sola cucina
A tenere in piedi la macchina sono i volontari: venti associazioni carpigiane che a rotazione cucinano, servono, apparecchiano e sparecchiano. Un esercito silenzioso, come si dice in questi casi, ma è la parola giusta. Senza di loro non ci sarebbero quei 11.000 pasti, non ci sarebbero quelle domeniche, non ci sarebbe nulla. La nuova cucina è uno strumento migliore nelle loro mani.
Un giudizio pragmatico: il volontariato fa quello che le istituzioni non fanno
Vale la pena dirlo chiaramente: Tavola Amica esiste perché c'è un bisogno reale, e quel bisogno non è coperto dai servizi pubblici. Tre anni di attività, una cucina pagata con donazioni private, patrocini istituzionali che fanno bella figura sulle locandine ma che in termini economici pesano relativamente poco. Il welfare di prossimità, quello che funziona davvero, in Italia è ancora quasi interamente sulle spalle del volontariato e del Terzo Settore.
Il Lions Club Carpi Host, che si conferma tra le realtà più attive sul territorio, ha fatto la sua parte con generosità. Lo stesso si può dire della cooperativa Il Mantello e di Ho Avuto Sete, che hanno avuto il coraggio di cominciare quando era solo un'idea. Ma il messaggio che arriva da via Medaglie d'Oro è anche un promemoria per chi governa: undici mila pasti sono undici mila occasioni mancate dalle politiche sociali ordinarie. Che non sia una colpa da addebitare a qualcuno, ma almeno sia uno sprone a fare di più.
Nel frattempo, domenica prossima i volontari saranno di nuovo lì. Con una cucina nuova, e la solita voglia di sparecchiare la solitudine.