Aimag, il Comitato per il Territorio boccia il patto di sindacato: "Quello che state facendo non ci piace"


Aimag, il Comitato per il Territorio boccia il patto di sindacato: "Quello che state facendo non ci piace"

I consigli comunali stanno votando il Patto di sindacato Aimag, e alcuni lo hanno già fatto. Ma il clima, stando all'analisi del Comitato Aimag per il Territorio, è tutt'altro che sereno: nessun entusiasmo, nessuna unità, lacerazioni interne evidenti. E un documento arrivato ai consiglieri, in alcuni comuni, appena quattro ore prima del voto.

Cinque bozze in pochi giorni

Il testo su cui le assemblee sono chiamate a esprimersi ha già raggiunto la sua quinta versione nel giro di pochissimi giorni. Un dato che il Comitato legge come segnale di difficoltà profonda: non la cura del dettaglio, ma l'impossibilità di trovare un accordo stabile tra le parti. A pagarne il prezzo sono soprattutto i consiglieri di opposizione, che non dispongono delle anteprime riservate alle maggioranze e si sono trovati a dover valutare un atto complesso in tempi impossibili.

«E questo vale specialmente per i consiglieri di opposizione», scrive il Comitato nel comunicato diffuso il 27 maggio, «che non usufruiscono delle anteprime che i partiti di maggioranza offrono ai loro consiglieri». Una disparità che il Comitato definisce incompatibile con le stesse norme regolamentari invocate per bloccare un emendamento proposto da più parti.

La mozione esclusa e gli "strani regolamenti"

In diversi comuni era stata presentata una mozione aggiuntiva da abbinare alla delibera di voto. Il testo impegnava i sindaci a «promuovere soluzioni di composizione e indirizzo del Consiglio di Amministrazione che garantiscano la piena coerenza dell'indirizzo pubblico», assicurando che l'eventuale componente espressa dai soci privati rientrasse in un quadro di regole concordate dal Patto stesso.

La mozione non è stata messa ai voti insieme alla delibera. Motivo ufficiale: questioni di regolamento. Ma il Comitato risponde con una domanda diretta: è lo stesso regolamento che consente di consegnare il materiale ai consiglieri quattro ore prima del voto? «Strani regolamenti», è il commento lapidario.

Eppure, osserva il Comitato, quella mozione resta utile: votata anche in un secondo momento, potrebbe contribuire a correggere gli errori, «per fretta o volutamente», si legge nel testo, che si annidano in un accordo definito «fragilissimo». Soprattutto, impegnerebbe i sindaci a riferire in anticipo sulle decisioni più rilevanti.

Il nodo irrisolto: chi nominerà il quinto consigliere?

Il punto più delicato resta quello della nomina dei componenti del Consiglio di Amministrazione, e in particolare del membro espresso dai soci privati. Nel testo del Patto, i soci privati non vengono mai citati per nome: si parla solo genericamente di «componente eventualmente espressa dai soci privati». Chi sono, nel concreto? Le due Fondazioni bancarie di Carpi e Mirandola, azioniste con circa il 10% complessivo, e soprattutto Hera, presente con il 25% del capitale.

Il Comitato è esplicito: il nome che uscirà da quella nomina dirà tutto sull'effettivo orientamento del Patto. Lo stesso vale per la scelta del direttore generale. Due test concreti che mostreranno se la tutela del controllo pubblico sia davvero garantita nei fatti, o solo nelle intenzioni.

La Corte dei Conti e l'autonomia pubblica

Sullo sfondo c'è il richiamo esplicito alla Corte dei Conti, che ha già bocciato in precedenza un progetto di integrazione con Hera e ha indicato con chiarezza la strada da percorrere: Aimag deve restare autonoma e sotto controllo pubblico. Nei fatti, non solo sulla carta.

Il Comitato, nato per difendere questa autonomia e sostenuto da cittadini e rappresentanti di più comuni del territorio, tira le somme con parole nette: «Un Patto che si basa su "speriamo che vada bene" non è un buon patto». E ai sindaci, la presidente Giliola Pivetti e il Comitato mandano un messaggio chiaro: «No, signori sindaci, quello che state facendo non ci piace».

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