La crisi della Cantina di Carpi e Sorbara torna al centro del dibattito in Assemblea legislativa regionale, e lo fa con toni duri. Annalisa Arletti, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e capogruppo a Carpi, ha presentato un'interpellanza per chiedere conto alla Giunta Emilia-Romagna di una vicenda che pesa come un macigno su centinaia di famiglie di agricoltori del modenese. La risposta che ha ottenuto è stata, a suo dire, peggio del silenzio: nessuno si è presentato.
Una crisi che viene da lontano
La Cantina di Carpi, Sorbara e Bazzano, fondata nel 1903, è una delle realtà storiche della cooperazione vitivinicola emiliana, punto di riferimento per la produzione del Lambrusco di Sorbara e del Salamino. Negli ultimi anni, tuttavia, la cooperativa ha accumulato un passivo da 12,8 milioni di euro, frutto di una crisi multifattoriale: gli investimenti massicci in ammodernamento degli impianti tra il 2015 e il 2018, rivelatisi difficilissimi da ammortizzare con l'arrivo della pandemia, si sono sommati al crollo produttivo causato dalla flavescenza dorata, la malattia della vite che ha costretto allo sradicamento di intere vigne nel territorio modenese.
La situazione è precipitata al punto che, lo scorso marzo, il Tribunale di Modena ha accolto la richiesta di attivazione delle misure protettive previste dal Codice della Crisi d'Impresa, "cristallizzando" il patrimonio per dodici mesi e bloccando le azioni esecutive dei creditori. Nel frattempo, molti soci attendono ancora il saldo della vendemmia 2024 e regna l'incertezza totale sulle spettanze relative all'intera gestione 2025.
L'assenza che indigna
È in questo contesto che Arletti aveva portato il tema in Aula, chiedendo risposte precise alla Giunta regionale: quante interlocuzioni vi siano state nell'ultimo anno con i vertici della Cantina, quali azioni concrete si intendano mettere in campo per garantire la continuità operativa, se vi siano stati confronti con le altre cantine del territorio modenese e se la Giunta voglia convocare un tavolo regionale con le associazioni di categoria.
A rispondere, però, non si sono presentati né l'assessore all'Agricoltura Alessio Mammi né il vicepresidente con delega allo Sviluppo economico Vincenzo Colla. Al loro posto, una risposta affidata all'assessorato al Lavoro nella persona di Giovanni Paglia di Alleanza Verdi e Sinistra.
«È un atteggiamento inaccettabile», dichiara Arletti senza giri di parole. «Ci sono oltre 800 soci e produttori che attendono risposte e guardano con enorme preoccupazione al futuro della Cantina e alla propria sopravvivenza economica. Eppure nessuno, né l'assessore Mammi né il vicepresidente Colla, ha avuto il coraggio e il rispetto istituzionale di presentarsi in Aula per affrontare direttamente il tema. È vergognoso».
«Un presidio economico e sociale che non si può abbandonare»
La consigliera di Fratelli d'Italia ricorda che la Cantina non è solo un'impresa in difficoltà, ma un presidio identitario per l'intera area modenese. «Parliamo di una realtà storica del territorio che rappresenta un presidio economico, agricolo e sociale fondamentale», sottolinea. «Molti dei soci sono piccoli produttori che dipendono interamente dai conferimenti alla cantina. Per loro, il mancato incasso delle spettanze mette a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende agricole».
La richiesta è chiara: che la Regione smetta di delegare la questione e assuma un ruolo attivo di coordinamento. «Servirebbe una Regione presente, capace di costruire un percorso serio di tutela del comparto e dei produttori», conclude Arletti. «Invece registriamo soltanto silenzio e disinteresse».