Informare o fare propaganda? Il caso Carpi apre il dibattito sul confine etico della comunicazione pubblica


Informare o fare propaganda? Il caso Carpi apre il dibattito sul confine etico della comunicazione pubblica

C'è una domanda che torna ciclicamente nelle aule dei consigli comunali italiani, e che a Carpi sta tornando con una certa insistenza in questi giorni: quando la comunicazione pubblica smette di essere un servizio ai cittadini e diventa strumento di promozione del potere che la finanzia? Non è una domanda retorica. È una questione concreta, con numeri precisi e delibere datate.

I numeri sul tavolo

Il caso più recente lo ha sollevato Giulio Bonzanini, consigliere comunale della Lega a Carpi e vice segretario provinciale del partito, mettendo a confronto due delibere di spesa che, secondo lui, raccontano due visioni opposte del ruolo della pubblica amministrazione. Da una parte il Comune di Carpi, che avrebbe impegnato oltre 17mila euro per la produzione di reel destinati ai canali social istituzionali. Dall'altra il Comune di Mirandola, che con una cifra analoga, circa 20mila euro, ha aperto un bando per agevolare l'accesso a mutui e affitti delle giovani coppie.

«Da una parte c'è chi sceglie di destinare risorse a sostegno delle persone, delle giovani famiglie e del diritto alla casa», ha dichiarato Bonzanini, «dall'altra chi investe in strumenti che rischiano di diventare comunicazione autocelebrativa». Il confronto è netto, quasi chirurgico. Forse troppo.

Il dossier più pesante: 73mila euro a Ciao Comunicazione

Ma il capitolo dei reel è, per così dire, solo il trailer. Il film vero è più lungo e più costoso. Una determina del primo aprile scorso ha assegnato in affidamento diretto, senza gara pubblica, un incarico da 73.200 euro all'agenzia modenese Ciao Comunicazione, per la progettazione e realizzazione della «Rendicontazione Sociale e di Sostenibilità del Comune di Carpi» per il quinquennio 2025-2029, a circa 18.300 euro lordi per ciascuna annualità.

Su questo punto sono intervenuti i consiglieri di Fratelli d'Italia, la consigliera regionale Annalisa Arletti e il consigliere comunale Enrico Fieni, con una interrogazione formale. Le domande sono precise: la spesa era prevista nel bilancio 2026-2028? I 73mila euro sono proporzionati agli standard di mercato? Quali precedenti esperienze dell'agenzia hanno motivato la scelta? E soprattutto: perché l'affidamento è diretto, senza procedura competitiva?

Nel comunicato che accompagna l'interrogazione, Arletti e Fieni parlano senza mezzi termini di «un possibile sistema di affidamenti ricorrenti sempre verso i medesimi soggetti» e del «rischio di alimentare un intreccio poco limpido tra livelli istituzionali». Non è una denuncia penale, ma è un'accusa politica seria, che merita risposta altrettanto seria.

Il precedente che pesa

Il nome di Ciao Comunicazione non è nuovo alle cronache politiche locali. È la stessa agenzia alla quale Stefano Bonaccini, quando era presidente della Regione Emilia-Romagna, affidò direttamente la progettazione e realizzazione del suo Rendiconto di mandato 2020-2024, per un importo di 158.600 euro. In quel caso il tema del favoritismo fu già sollevato. Il fatto che lo stesso soggetto compaia ora in una determina del Comune di Carpi alimenta, comprensibilmente, i sospetti delle opposizioni.

Non si tratta di un sistema accertato. Ma la reiterazione degli affidamenti verso lo stesso fornitore, senza gara, è esattamente il tipo di meccanismo che la normativa sugli appalti pubblici vorrebbe contrastare, e che l'opinione pubblica potrebbe faticare a leggere come semplice coincidenza.

La satira si mette di traverso

C'è però anche un altro livello di lettura, quello satirico, che in queste ore circola nel web della Bassa modenese. Il blog Fico della Mirandola ha pubblicato un pezzo intitolato «Il Bonzanini che gridava ai reel», nel quale smonta con eleganza la retorica del consigliere leghista: se Carpi spende male in comunicazione, Mirandola non è certo l'esempio virtuoso da citare. «A Mirandola ormai tutto diventa comunicazione», scrive il Fico. «Il cantiere diventa notizia, la buca diventa occasione, il comunicato stampa diventa evento.» L'autocelebrazione, insomma, non sarebbe un vizio solo carpigiano.

Il punto è sottile ma importante. La critica alla comunicazione pubblica autoreferenziale è legittima, anzi necessaria. Ma perde forza quando viene brandita selettivamente, cioè quando colpisce l'avversario e risparmia l'alleato.

Il nodo che nessuno vuole sciogliere

Al netto delle polemiche di schieramento, resta una domanda che attraversa tutto lo spettro politico e che riguarda tutti i cittadini: dove finisce la comunicazione istituzionale e dove comincia la propaganda? La distinzione, in teoria, è netta. La comunicazione pubblica serve a informare i cittadini su servizi, decisioni, opportunità. La propaganda serve a costruire consenso attorno a chi governa. Nella pratica, il confine è poroso, e il formato del reel di Instagram lo rende ancora più scivoloso.

Un comune che spiega sui social come funziona il nuovo sistema di raccolta differenziata sta facendo informazione. Un comune che mette in scena il sindaco sorridente tra le luminarie natalizie sta facendo qualcos'altro. La differenza non è nel mezzo, ma nel contenuto e nell'intenzione. Ed è proprio questa distinzione che le interrogazioni e i comunicati di partito raramente riescono, o vogliono, fare.

A Carpi il dibattito è aperto. E la domanda sul confine etico della comunicazione pubblica merita una risposta che vada oltre le convenienze di chi la pone e di chi la subisce.

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