Quindici mila euro e un po' d'anima: il Ramazzini di Carpi può ora ascoltare i silenzi dei neonati


Quindici mila euro e un po' d'anima: il Ramazzini di Carpi può ora ascoltare i silenzi dei neonati

C'è un silenzio che nessun genitore dovrebbe scoprire tardi: quello di un bambino che non sente. Individuarlo per tempo, nelle prime settimane di vita, può fare la differenza tra un percorso di sviluppo sereno e anni di difficoltà linguistiche e relazionali. A Carpi, da qualche giorno, quel silenzio ha un avversario in più.

Un dono che vale più di quanto costa

L'Ospedale Ramazzini ha ricevuto un nuovo dispositivo per la diagnosi audiologica, frutto di una raccolta fondi che ha coinvolto cuori e portafogli di più soggetti del territorio. Lo strumento, il Bio-logic Nav PRO ONE, è stato donato all'Azienda USL di Modena dall'associazione ASI OdV (Affrontiamo la Sordità Insieme), realtà carpigiana che da anni lavora al fianco di chi convive con problemi di udito. Il valore complessivo dell'apparecchiatura supera i 15 mila euro: cifra raccolta grazie alla generosità dell'Associazione Antenna 2000, di un'altra associazione territoriale che ha preferito restare anonima e della Cooperativa CPL Concordia, storica realtà cooperativa modenese fondata nel 1934, che ha voluto aggiungere il proprio contributo a un progetto di evidente valore sociale.

La consegna ufficiale si è svolta presso la Direzione sanitaria del Ramazzini, alla presenza del personale dell'Otorinolaringoiatria, diretta dal dottor Sauro Tassi, dei rappresentanti delle associazioni coinvolte e dei donatori. Un momento discreto, lontano dai riflettori, come spesso accade quando si fa del bene senza fretta di raccontarlo.

Cosa fa, in concreto, questa macchina

Il Bio-logic Nav PRO ONE integra in un unico sistema compatto due esami fondamentali: il test ABR (Auditory Brainstem Response), che valuta in modo oggettivo la funzionalità del nervo acustico e delle vie uditive centrali, e le OAE (Otoemissioni Acustiche), che verificano il corretto funzionamento dell'orecchio interno in modo rapido e non invasivo. Fino a ieri, per eseguire entrambi gli esami servivano strumenti separati, ingombranti, difficili da usare fuori dalla sala diagnostica.

La vera novità è la portabilità: batteria integrata, dimensioni ridotte, interferenze elettriche quasi azzerate. Tradotto in pratica: lo strumento può essere portato direttamente al letto del paziente, in terapia intensiva neonatale, accanto a un bambino prematuro, o a un anziano fragile che non può muoversi. Diagnosi più rapide, meno stress per i piccoli pazienti, meno attese per le famiglie.

Perché la precocità è tutto

In Italia, si stima che circa uno o due neonati ogni mille presentino una sordità congenita significativa. Una percentuale che sale considerevolmente se si considerano le ipoacusie moderate o i deficit che insorgono nei primissimi mesi di vita. Il primo screening uditivo viene effettuato alla nascita, ma non sempre è sufficiente: in presenza di fattori di rischio, come la prematurità, l'esposizione a farmaci ototossici o familiarità con sordi, è necessario un approfondimento diagnostico. Ed è esattamente qui che entra in gioco il nuovo dispositivo del Ramazzini.

Intercettare un deficit uditivo entro i tre mesi di vita e intervenire entro i sei mesi consente ai bambini di sviluppare il linguaggio in modo sostanzialmente sovrapponibile ai coetanei normodotati. Ogni mese perso, al contrario, lascia un segno che diventa sempre più difficile da recuperare. Non è retorica: è fisiologia.

Una comunità che si prende cura di sé

Questa donazione non è un episodio isolato. Rappresenta il risultato di un percorso avviato già nel 2024 tra ASI OdV, l'Azienda USL di Modena e i professionisti del reparto, con l'obiettivo preciso di aggiornare il parco tecnologico e sostituire apparecchiature ormai datate con strumenti all'altezza dei tempi. Un lavoro silenzioso, costruito sulla fiducia reciproca tra volontariato, sanità pubblica e impresa privata.

Il modello è quello che funziona meglio in questo angolo di Emilia: non aspettare che lo Stato risolva tutto, ma non rinunciare nemmeno al diritto di avere una sanità pubblica all'altezza. I carpigiani lo sanno bene, e ogni tanto lo dimostrano con i fatti, e con il portafoglio.

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