Da Carpi ad Avellino con le mani e il cuore: un ragazzo del Meucci è campione d'Italia nel calcio dei sordi


Da Carpi ad Avellino con le mani e il cuore: un ragazzo del Meucci è campione d'Italia nel calcio dei sordi

Ci sono storie che arrivano in silenzio e fanno più rumore di molte altre. Questa comincia tra i banchi di scuola dell'Istituto Meucci di Carpi e finisce, almeno per ora, sul gradino più alto del podio di Avellino, dove si è disputato il Campionato Italiano Under 21 di calcio per sordi, organizzato sotto l'egida della FSSI, la Federazione Sport Sordi Italia.

Un alunno del Meucci, giovane carpigiano di cui la scuola non ha diffuso il nome ma ha voluto celebrare il traguardo con orgoglio sincero, si è laureato campione d'Italia nella categoria Under 21. Non uno di quei titoli conquistati per mancanza di concorrenza: il sito Siena Sociale, che segue da vicino il mondo dello sport dei sordi, lo ha definito «autore di grandissime prestazioni durante il torneo», parole che non si usano per caso.

Un palmarès che fa girare la testa

Se si fermasse qui, sarebbe già una bella storia. Ma il ragazzo non si ferma mai. Nel corso della stessa stagione ha vinto anche lo scudetto con la prima squadra del suo club, aggiungendoci pure un titolo di vicecampione in un'altra competizione. E non basta: ha preso parte alla Deaf Champions League, la prestigiosa coppa europea riservata ai club di calcio per sordi, dove si affrontano le migliori società del continente. Una manifestazione che, come dimostrano i precedenti tornei disputati in Italia, porta in campo squadre da tutta Europa in un contesto tecnico di assoluto livello.

A completare il quadro, la sua partecipazione al campionato Under 19 nazionale con squadre udenti: non un torneo parallelo, non una competizione protetta, ma la stessa arena dove giocano tutti gli altri ragazzi della sua età. Una scelta che dice molto sul suo carattere e sulle sue qualità tecniche.

La nazionale sullo sfondo: un sogno che diventa possibile

Il dettaglio più significativo, forse, è quello che riguarda il futuro. Siena Sociale gli ha riservato «un grande in bocca al lupo per una possibile convocazione nella nazionale Under 19», un augurio che suona quasi come una previsione. Significherebbe rappresentare l'Italia anche sul palcoscenico internazionale, in una fascia d'età in cui i percorsi sportivi si decidono davvero.

Vale la pena ricordare che la FSSI organizza i campionati italiani di calcio per sordi a vari livelli da decenni, e che la Deaf Champions League è una competizione europea che ha visto protagoniste squadre italiane con risultati di rilievo. Non si tratta di un mondo di nicchia chiuso in sé stesso: è sport vero, con tecnica, agonismo e passione, in cui la comunicazione in campo avviene attraverso il linguaggio del corpo e la visione periferica, senza poter contare sul fischietto dell'arbitro o sulle urla dei compagni.

Il Meucci e lo sport: non solo libri

L'Istituto Meucci ha voluto rendere pubblica questa storia, e ha fatto bene. In un tempo in cui le scuole vengono spesso raccontate solo per quello che non funziona, fa piacere che un istituto carpigiano si prenda lo spazio per dire: «Uno dei nostri ha fatto qualcosa di straordinario». Non con la retorica del campionissimo, ma con la semplicità di chi riconosce il merito dove c'è.

Impegno, passione e determinazione: tre parole che il comunicato della scuola usa con discrezione. Tre parole che, in questo caso, non sono uno slogan vuoto. Sono la descrizione fedele di un ragazzo che ha trovato nel calcio una lingua universale, e l'ha parlata meglio di tutti. Carpi, stavolta, può essere orgogliosa senza bisogno di aggiungere altro.

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