Al Teatro Asioli di Correggio i sogni salgono sul palco: trionfa Diversamente in danza al Festival delle Abilità Differenti


Al Teatro Asioli di Correggio i sogni salgono sul palco: trionfa Diversamente in danza al Festival delle Abilità Differenti

Ci sono serate in cui il teatro fa quello che dovrebbe sempre fare: restituire voce a chi non ce l'ha avuta. Al Teatro Asioli di Correggio è andata in scena la 19ª edizione dell'Open Festival del Festival Internazionale delle Abilità Differenti, e il pubblico ha capito subito che non era una serata qualunque. Sul palco non si celebravano bisogni né si elemosinava comprensione: si dichiarava, con forza e bellezza, il diritto di sognare in grande.

Il premio 2026 va a Diversamente in danza

La giuria ha assegnato il riconoscimento dell'Open Festival 2026 a Diversamente in danza, con la performance Da qui in poi. Il progetto, realizzato dalla coreografa Giorgia Panetto, racconta i desideri di chi attraversa l'adolescenza: quella stagione sospesa tra la tensione che rallenta e la gioia di dispiegare le ali. Una coreografia che parla di trasformazione, e lo fa con il linguaggio del corpo, che non mente mai.

La scelta non è stata semplice: in concorso c'erano tre proposte molto diverse per forma e contenuto, tutte di valore autentico. La musica della cantautrice esordiente Julia Vigliarolo, ispirata al significato virgiliano di amenità, ha proposto l'arte come luogo interiore dove ritrovare il senso della pace. Il teatro della Comunità di Capodarco dell'Umbria, con la pièce 39 +1, ha invece restituito la voce a Guido Profili, internato per ventdue anni nel manicomio di Perugia, poi fuggito e arrivato a Gubbio nei suoi soli tre giorni di libertà, per essere inserito nella lista dei quaranta civili massacrati dai nazisti il 20 giugno 1944. Le lettere di Guido, rimaste senza risposta dal padre, diventano sul palco un atto di giustizia storica: uno dei tanti invisibili torna finalmente a esistere.

BeUp: quando il palco è un miracolo possibile

Fuori concorso, ma al centro di ogni attenzione, la compagnia BeUp ha chiuso la serata con Limiti, confermandosi una delle eccellenze assolute nel panorama italiano delle compagnie integrate. Ballerini con disabilità e performer professionisti senza disabilità hanno compiuto sul palco quello che a parole sembra impossibile: diventare un corpo solo. L'armonia non è stata un effetto scenico ma il risultato di un lavoro profondo, guidato da Rossana Molinaro e Marina Mazzi, da due anni alla guida anche della compagnia Leto.

Rossana Molinaro è coreografa, regista e coach in espressione corporea con trent'anni di esperienza, attiva in Italia e in Francia, collaboratrice del Teatro dell'Ortica di Genova nell'ambito della Pedagogia del corpo. All'Open Festival 2026 ha firmato la direzione artistica di entrambe le compagnie. Leto, con Ostacoli, ha portato in scena quindici ballerini in una coreografia complessa e suggestiva, un salto di maturità rispetto all'esordio della scorsa edizione.

Ad aprire l'evento, il gruppo emergente Afternoon con una esibizione rock che ha subito chiarito il tono della serata: quest'anno i sogni non vogliono restare in silenzio.

Una serata di comunità, non solo di spettacolo

La conduzione è stata affidata a Laura Miuccia Padovani ed Enrico Gualdi di Radio Bruno. Tra il pubblico, l'onorevole Ilenia Malavasi, che ha dichiarato: «Di fronte a esibizioni tanto belle ed emozionanti voglio innanzitutto ringraziare le cooperative per il lavoro che fanno. Ospitare questo evento è motivo di grande orgoglio per la nostra comunità e lo è ancor di più avere vissuto insieme questa uguaglianza e bellezza di diritti. Ringrazio tutti gli artisti perché ci hanno resi felici.»

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Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Mario Arturo Ascari, ha aggiunto: «È stata una serata molto emozionante, abbiamo visto sul palco molta passione e molta energia. Ringrazio gli interpreti, i loro educatori e la Cooperativa Nazareno.»

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Ventisette anni di un festival che fa la differenza

Il Festival Internazionale delle Abilità Differenti è giunto quest'anno alla 28ª edizione. Nato nel 1999 da un'intuizione della Cooperativa Sociale Nazareno di Carpi, fondata nel 1990 sull'opera di don Ivo Silingardi, il festival è cresciuto fino a diventare un appuntamento di caratura internazionale. Nove mostre di Irregular Art realizzate tra il 2007 e il 2025 in città come Milano, Torino, Londra, Monaco di Baviera e Montecarlo raccontano da soli la portata di questo progetto.

La Cooperativa Nazareno è oggi un universo di realtà integrate: dall'orchestra Scià Scià alla compagnia teatrale Manolibera, dal centro di formazione professionale alberghiero CFP Nazareno al Bistrò 53, esempio di ristorazione inclusiva, fino alla cooperativa agricola Buccia con produzione biodinamica. Ogni anno il Festival dimostra che l'arte non ha bisogno di aggettivi qualificanti: esiste, emoziona, lascia il segno.

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