Passeggiate con la storia: a Modena si va a caccia delle tracce ebraiche che fecero l'Italia


Passeggiate con la storia: a Modena si va a caccia delle tracce ebraiche che fecero l'Italia

C'è una storia dentro la storia di Modena. Una storia fatta di vicoli stretti, portoni chiusi al tramonto e comunità che, nonostante tutto, hanno contribuito a costruire quella cosa chiamata Italia. Il 13 maggio 2026, una passeggiata guidata nel cuore del centro storico modenese promette di far emergere questa storia dal selciato, letteralmente.

Dal ghetto all'unità nazionale: secoli di una convivenza complicata

La presenza ebraica a Modena è documentata fin dal XIV secolo: i primi atti notarili risalgono al 1366, quando il marchese Niccolò II d'Este concedeva a un certo Mosè la facoltà di adibire un terreno a cimitero ebraico. Da lì, la comunità crebbe di decennio in decennio, con i banchieri ebrei che finanziavano spesso le stesse casse degli Estensi, in un rapporto di reciproca convenienza che aveva ben poco di romantico e molto di pragmatico.

Nel 1638, il duca Francesco I d'Este istituì ufficialmente il ghetto ebraico nel cuore della città, tra le attuali via Emilia e via Taglio, nel quadro della trasformazione di Modena in nuova capitale del Ducato. In quello spazio circoscritto, chiuso da portoni e regolato da norme precise, si sviluppò per oltre due secoli una vita intensa, fatta di lavoro, restrizioni, adattamento e, a tratti, di straordinaria resilienza. Le famose calze gialle imposte come segno distintivo, il prestito su pegno come attività principale, i rapporti ambigui con la comunità cristiana: tutto questo è rimasto impresso nella pietra della città.

Poi arrivò il Risorgimento. E con esso, qualcosa di inaspettato: proprio quella comunità che aveva vissuto secoli di segregazione aderì con slancio alla causa dell'Unità nazionale. Il 17 marzo 1861, la data in cui il Regno d'Italia veniva proclamato, portava con sé anche la promessa dell'emancipazione ebraica, ovvero la piena cittadinanza per chi fino ad allora era stato tenuto ai margini. Non era poco. Era tutto.

Una passeggiata che vale secoli

La visita guidata del 13 maggio parte da Piazza Grande, sotto il portico all'ingresso del Palazzo Comunale, e si snoda tra cortili, vicoli e piazze del centro storico modenese, seguendo le tracce di uomini e donne che hanno lasciato il segno, nel bene e nel male, nella lunga vicenda della nazione italiana. Si ripercorrono storie che arrivano fino al 25 aprile 1945, quando la fine della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza chiuse un cerchio tragico, segnato anche dalla deportazione degli ebrei modenesi durante le leggi razziali del 1938 e l'occupazione nazifascista.

Non si tratta di una passeggiata qualsiasi. Modena conserva ancora, nelle sue pietre e nei suoi archivi, memorie stratificate di una convivenza lunga quasi settecento anni. La sinagoga, ancora attiva, e i luoghi del ghetto demoliti agli inizi del Novecento per far posto all'attuale piazza Mazzini raccontano quanto la città sia, letteralmente, costruita sopra la propria storia.

Informazioni pratiche

L'appuntamento è per mercoledì 13 maggio 2026, con ritrovo a Piazza Grande, sotto il portico all'ingresso del Palazzo Comunale di Modena. Il costo è di € 10 a persona. Sono ammessi animali di taglia medio-piccola al guinzaglio, perché la storia si affronta meglio in buona compagnia.

Un'occasione per ricordare che certe pagine del passato, se non le si racconta camminandoci dentro, rischiano di restare chiuse in qualche archivio polveroso. E Modena, su questo, ha ancora molto da dire.

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