C'è un momento in cui una città smette di guardarsi allo specchio e decide di raccontarsi attraverso ciò che produce, coltiva, fermenta e cucina. Quel momento, per Carpi, arriva il 9 e 10 maggio 2026 al Foro Boario, lo spazio verde di via Alghisi che già ospita ogni settimana il mercato del contadino e che sabato e domenica si trasformerà nel palcoscenico della prima edizione di Freschissimo, Festival del Turismo Enogastronomico Locale. Prima edizione, si badi bene: una di quelle parole che può significare tutto o quasi nulla, a seconda di quanta sostanza ci sia dietro. In questo caso, la sostanza c'è, e pesa.
Un ecosistema di sapori, non una sagra
La differenza tra una sagra e un festival enogastronomico con ambizioni serie sta quasi sempre nei dettagli. Qui i dettagli parlano chiaro: oltre 40 realtà locali presenti nell'area espositiva, suddivise in tre anime ben distinte. La prima è quella del vino, con dieci cantine vitivinicole pronte a raccontare le proprie etichette in prima persona: Cantina Martinelli, Cantina della Volta, Cantina Bassoli, Cantina Messori, Cantina Roncaglia, Cantina Saetti, Cantina Secula, Orchestra Wine, Podere Beghetto e Terre Vive. Un parterre di produttori che copre il meglio della viticoltura modenese e carpigiana, con Lambruschi e non solo.
La seconda anima è quella gastronomica, con 28 aziende attive nel settore alimentare e artigianale: da Altrorto a Macelleria Papotti, da Materia Prima Bakery a Ninni Farm, passando per Agricola Ferrarini, Formyna, Illúme e Pizza Lab. La terza è quella della scoperta e della cultura, affidata a realtà ibride come Officina della Vite, Apiarium Arcast, Sentima Studio, CSA La Giuggiola e Fattoria Giotto, a dimostrazione che il cibo, quando è pensato bene, è sempre anche un fatto culturale.
Nove incontri per capire cosa mangiamo (e perché)
Il programma non si ferma agli assaggi. Freschissimo mette in calendario nove incontri tematici, moderati da Alessandro Bassoli, agricoltore e divulgatore che nel panorama locale è garanzia di sostanza e di capacità di tenere il filo tra la teoria e il campo. I temi spaziano dal valore della filiera corta e della biodiversità fino alla sostenibilità ambientale, con incursioni nella comunicazione del vino, nell'ospitalità rurale e nell'evoluzione della cucina contemporanea. Non esattamente l'elenco di argomenti che ci si aspetta da un evento improvvisato.
A completare il quadro, due iniziative che danno al festival una dimensione partecipativa concreta: Radici profonde, attività collettiva di piantumazione urbana che lascia letteralmente un segno nel verde della città, e la mostra fotografica Siduri, Donne in Vino, dedicata al ruolo femminile nel mondo vitivinicolo, che aggiunge uno sguardo di genere a un settore che lo merita sempre di più.
Chi c'è dietro
A ideare e costruire Freschissimo sono Nilo Pacenza e Giovanna Bortoli di Foodish, insieme a Matteo Aleotti, presidente di Memento APS. L'obiettivo dichiarato è andare oltre la logica dell'evento commerciale per attivare relazioni vere e curiosità durature, lasciando un segno concreto nell'ambiente e nella cultura locale. Un proposito nobile quanto diffuso, ma che in questo caso trova riscontro nella qualità dei partner coinvolti e nel respiro del programma.
L'iniziativa gode del patrocinio del Comune di Carpi, dell'Unione Terre d'Argine e della Regione Emilia-Romagna, oltre al supporto dell'associazione Giovani Evoluti e Consapevoli e di partner privati come Sinergas e il consulente patrimoniale Roberto Arletti. Una costellazione istituzionale e privata che, al netto dei formalismi, indica che qualcuno ha creduto davvero nel progetto.
Un giudizio pragmatico
Il turismo enogastronomico è da anni uno dei motori più solidi dell'attrattività dell'Emilia-Romagna, regione che non ha bisogno di presentazioni sul fronte del cibo e del vino. Carpi, però, non ha mai avuto un evento strutturato capace di mettere a sistema produttori, cultura e territorio in un formato festival degno di questo nome. Freschissimo prova a colmare questo vuoto con un approccio serio: quaranta realtà locali selezionate, un programma culturale vero, un luogo identitario come il Foro Boario e una vocazione esplicitamente comunitaria. È una prima edizione, con tutto ciò che questo implica in termini di rodaggio. Ma le basi sono solide. E il Foro Boario, parco di circa seimila metri quadrati già frequentato ogni settimana dal mercato del contadino, è lo spazio giusto: familiare per i carpigiani, capace di accogliere senza disperdere, verde e vivo nel cuore della città.
Informazioni pratiche
Quando: sabato 9 e domenica 10 maggio 2026
Dove: Foro Boario (Parco Giovanni Paolo II), via Alghisi, Carpi (MO)
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