AIMAG, il Comitato per il Territorio smonta il 'miracolo': utile da 7 milioni sì, ma con quali presupposti?


AIMAG, il Comitato per il Territorio smonta il 'miracolo': utile da 7 milioni sì, ma con quali presupposti?

Sette milioni di euro di utile in distribuzione, un'azienda che torna a respirare, i comuni della Bassa che incassano dividendi dopo anni di magra. Tutto bene, dunque? Non proprio. Il Comitato AIMAG per il Territorio ha diffuso un lungo comunicato in cui, pur riconoscendo la positività del risultato economico del 2025, pone una serie di domande scomode alla vigilia dell'assemblea dei soci convocata per il 25 giugno, data in cui verrà approvato il bilancio e nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione.

Un utile che arriva al momento giusto

Il Comitato non nega il dato: i conti di AIMAG tornano in positivo, con un utile distribuibile che rappresenta ossigeno prezioso per comuni sempre più a corto di risorse, ma anche una remunerazione apprezzabile per i soci privati presenti nella compagine societaria, ovvero Hera e le Fondazioni Cassa di Risparmio di Carpi e di Mirandola. Il problema, scrivono i firmatari, è il tempismo: questo risultato arriva esattamente alla scadenza del mandato del Consiglio di Amministrazione uscente, presieduto da Paola Ruggiero, la stessa governance che nei due anni precedenti aveva dipinto AIMAG come un'azienda sull'orlo del baratro.

La domanda che il Comitato pone senza troppi giri di parole è: se l'azienda era davvero in quello stato critico, com'è possibile che in un solo esercizio si sia trasformata in questo modo? La risposta che si dà è duplice: o i bilanci precedenti non rispecchiavano la realtà, oppure la narrazione catastrofica era strumentale a qualcosa d'altro.

L'ombra dell'operazione con Hera e il blocco della Corte dei Conti

Quel qualcosa d'altro ha un nome preciso: il piano di rafforzamento della partnership industriale con Hera, un'operazione attraverso cui, secondo i critici, AIMAG rischiava di passare sotto il controllo sostanziale del grande colosso privato bolognese, pur mantenendo formalmente la maggioranza pubblica al 51%. L'operazione è stata bloccata dalla Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna, che ha sollevato criticità strutturali: motivazioni insufficienti, assenza di analisi sulla convenienza economica, irregolarità procedurali e il rischio concreto di uno spostamento del governo reale dell'azienda verso il socio privato.

Il Comitato ricorda che è stata proprio la governance attuale a costruire quel progetto, ora scomparso da ogni comunicazione ufficiale. «Sperando che cada nell'oblio delle cose passate», scrivono con una punta di sarcasmo. E sottolineano che, in una simile situazione, sarebbe stato più coerente rassegnare le dimissioni, lasciando all'assemblea la scelta se accettarle o meno.

Il merito è dei lavoratori, non del management

Il passaggio più netto del comunicato riguarda l'attribuzione dei meriti. Per il Comitato i risultati economici raggiunti non sono il frutto dell'abilità manageriale della governance uscente, «quanto, e soprattutto, al valore di chi lavora in AIMAG che con la propria professionalità e tenacia ha consentito di arrivare all'oggi». Una distinzione che suona come una difesa esplicita dei dipendenti dell'azienda, in contrasto con i toni trionfalistici con cui il vertice aziendale ha presentato i propri risultati, arrivando, secondo quanto riportato nel comunicato, persino ad attribuire il buon clima aziendale a un presunto aumento delle nascite nelle famiglie dei dipendenti.

Il nuovo patto di sindacato e le nomine di giugno

Lo scenario attuale è quello di un nuovo patto di sindacato, reso necessario dall'intervento della Corte dei Conti, che il Comitato giudica un passo avanti positivo, pur con limiti che potrebbero essere corretti attraverso adeguati meccanismi organizzativi da parte dei comuni soci. Le domande per i nuovi consiglieri dovranno pervenire entro il 19 giugno, e le nomine saranno formalizzate nell'assemblea del 25 giugno.

È proprio su queste nomine che si concentra l'appello finale del Comitato. Con un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni, si chiede che la composizione del nuovo CdA sia guidata da criteri di qualità professionale, capacità relazionale e, soprattutto, autonomia: caratteristica «del tutto necessaria per consentire al nuovo management di muoversi con agilità tra le minacce e le opportunità» del mercato dei servizi pubblici locali. Un riferimento implicito ma trasparente all'ipotesi, già circolante, che il CdA uscente possa candidarsi alla riconferma.

Il Comitato chiude con la sua firma consueta: «sempre collaborativo, anche quando non sembra». Una formula che dice tutto sul tono di un dibattito che, a Carpi e nella Bassa modenese, è tutt'altro che sopito.

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