Trent'anni di cure e di cuore: l'AMO festeggia con il Papa, Altini promette, e sulla Radioterapia la città trattiene il fiato


Trent'anni di cure e di cuore: l'AMO festeggia con il Papa, Altini promette, e sulla Radioterapia la città trattiene il fiato

C'è una serata che si ricorda non solo per quanto è bella, ma per quanto pesa. Il Gran Galà 2026 di AMO, l'Associazione Malati Oncologici di Carpi, tenutosi a Villa Ascari, è stato tutto questo: una festa vera, con lacrime di commozione, il canto collettivo e persino un messaggio del Papa. Ma anche una serata in cui, tra un brindisi e l'altro, si è discusso del futuro della sanità carpigiana con un'urgenza che nessun applauso riesce del tutto a mettere a tacere.

Trent'anni non sono pochi

Nel 1996, quando Fabrizio Artioli e un gruppo di persone coraggiose fondarono AMO, Carpi era una città che sapeva già quanto valesse la solidarietà. Trent'anni dopo, l'associazione è diventata un presidio irrinunciabile per i pazienti oncologici e le loro famiglie, un luogo dove la cura non finisce con la diagnosi ma continua con l'ascolto, il conforto, l'accompagnamento. Artioli, oncologo con oltre quarant'anni di carriera, più di 40.000 pazienti visitati e un pensionamento arrivato nel 2023 dopo 32 anni all'Ausl di Modena, è rimasto presidente onorario di quella creatura che porta il suo spirito impresso in ogni attività. La serata di giovedì sera era anche la sua serata.

A condurre il filo della notizia della serata ci hanno pensato gli psicoterapeuti Dania Barbieri e Matteo Palmieri, in servizio al Day Hospital Oncologico voluto dallo stesso Artioli, scegliendo il tempo come parola chiave: il tempo che unisce passato, presente e speranza di futuro. Una poesia di Elli Michler, letta da Sara Gozzi, ha aperto la riflessione, prima che Rita Amadei ripercorresse i trent'anni dell'associazione con la precisione di chi quella storia l'ha vissuta.

Il messaggio del Papa e il premio a chi ha dato tutto

Poi è arrivata la sorpresa, quella vera. La presidente Franca Pirolo ha annunciato che Papa Leone XIV, tramite il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, aveva fatto pervenire un messaggio di felicitazioni, ringraziamento e auguri all'associazione in occasione del trentesimo anniversario. Un gesto che ha colto di sorpresa lo stesso Artioli, visibilmente commosso: difficile restare impassibili quando il riconoscimento arriva da così lontano e così in alto.

Lo stesso Artioli ha ricevuto il premio Donata Testi, assegnato a chi più si è distinto nel sostenere le attività di AMO, insieme a Maria Grazia Russomanno, fondatrice, grazie proprio ad AMO, dell'ambulatorio di Psiconcologia. La presidente Pirolo e la segretaria Eva Altimani hanno poi consegnato l'Amo d'oro alle infermiere del reparto oncologico, riconoscendo quella competenza tecnica che, nel lavoro con i malati di cancro, non si può mai separare dalla capacità di stare vicino a una persona nel momento più difficile della sua vita. Sul palco sono saliti anche i membri del consiglio direttivo e Claudia Mucciarini, nuova primaria di Oncologia.

Altini promette, ma la Radioterapia resta sospesa nel vuoto

Qualcuno era però lì anche per ascoltare altro. Il siparietto tra Franca Pirolo e il direttore generale dell'Ausl di Modena Mattia Altini ha avuto tutta l'aria di uno scambio cordiale ma carico di sottintesi. «Ricordati che mi hai promesso», ha detto la presidente. «Piano, ho detto che non ti deluderò», ha risposto lui. Al centro del bisticcio bonario c'era il destino della Radioterapia di Carpi: un reparto costato 5,5 milioni di euro, inaugurato nel 2011 grazie allo sforzo congiunto dell'Azienda sanitaria, della mobilitazione di AMO stessa e del contributo determinante della Fondazione CR Carpi, che si è ritrovato assente dall'accordo di programma tra Comune e Ausl per le caratteristiche del futuro nuovo ospedale.

Quel vuoto non è un dettaglio tecnico. È una scelta che pesa sul territorio, perché l'alternativa che circola negli ambienti sanitari è l'accorpamento della Radioterapia carpigiana con il Policlinico o Baggiovara. Una prospettiva che i cittadini, i medici, i volontari e i pazienti di Carpi considerano inaccettabile. La scadenza è vicina: entro fine giugno 2026 deve essere pubblicato il bando per il progetto di fattibilità tecnico-economica del nuovo Ramazzini, e in quel documento la presenza o l'assenza della Radioterapia avrà un peso economico enorme.

Altini ha rassicurato la platea ricordando che l'anno scorso, nella stessa occasione, aveva promesso che il nuovo ospedale si sarebbe fatto «presto e bene». Stavolta ha aggiunto una data: inaugurazione nel 2030 o 2031, tre anni prima rispetto al cronoprogramma originale, per un investimento complessivo di 200 milioni di euro, di cui poco più del 25 per cento coperto da Regione e Ausl e il resto a carico dell'impresa vincitrice della gara, la cooperativa CMB, già individuata come promotore del project financing.

Ma sul nodo vero, quello della Radioterapia, il Direttore generale ha scelto la prudenza filosofica: nessuno oggi, ha detto, può sapere come sarà la radioterapia del futuro, dati i continui progressi tecnologici. E ha ribadito un concetto che a Carpi fa sempre un certo effetto sentire: che nulla della sanità appartiene solo a Carpi, a Mirandola o a Vignola, perché tutto rientra nel perimetro del sistema sanitario provinciale. Una affermazione corretta dal punto di vista amministrativo, ma che quando la si sente mentre si sta festeggiando trent'anni di volontariato oncologico locale, lascia un sapore amaro in bocca.

Il giudizio: le promesse si misurano con i fatti

Diciamolo chiaramente. La Radioterapia di Carpi non è una capriccio campanilista. È un investimento di quasi sei milioni fatto con soldi pubblici e donazioni private quindici anni fa, in un territorio che conta oltre 70.000 abitanti nel solo comune capoluogo e serve un distretto sanitario di circa 130.000 persone. Spostare quell'attività a Modena significa imporre ai pazienti più fragili, spesso anziani, spesso senza un'automobile o senza la forza di guidare, un pendolarismo che nella malattia ha un costo umano che nessun piano finanziario quantifica mai. La logica del polo unico provinciale ha una sua razionalità contabile, ma la sanità non è solo una questione di bilancio: è una questione di prossimità, di dignità, di civiltà.

Che il Direttore Altini abbia voluto rassicurare è positivo. Che lo abbia fatto con un «non ti deluderò» senza impegni scritti, mentre il bando si avvicina, è il tipo di risposta che nel mondo del volontariato oncologico conoscono bene. Basta aver tenuto per mano qualcuno durante un ciclo di radioterapia per sapere che le buone intenzioni, senza un atto concreto, non bastano.

La festa, comunque, è stata bella

Per fortuna la serata ha avuto anche la leggerezza che meritava. Il sindaco Riccardo Righi ha portato il saluto dell'amministrazione, riconoscendo il valore dell'azione di AMO e dei suoi volontari. E a chiudere la notte ci ha pensato Paolo Belli, cantante e animatore tra i più amati d'Italia, che accompagnato da due musicisti della sua orchestra ha trascinato i presenti in un coro spontaneo. Chi conosce Paolo Belli sa che non esiste barriera tra palco e platea quando lui suona: e in una sala piena di medici, infermieri, imprenditori, volontari e semplici cittadini di Carpi, il risultato è stato esattamente quello che la serata richiedeva. Comunità. Senso di appartenenza. La certezza che trent'anni di AMO non siano stati vani, e che il prossimo futuro, con o senza Radioterapia nel nuovo ospedale, sarà comunque difeso con la stessa tenacia.

Visualizza le fonti dell'articolo


Ti è piaciuto questo articolo? Ricevi ogni giorno le notizie di Carpi alle 17:30, direttamente nella tua email.

Gratis. Disiscrizione con un click.

🏛️

Assistente Ombra

Online