C'è un modo semplice per capire se una città è davvero viva: basta guardare se i suoi bambini possono giocare in piazza. Domenica 17 maggio, Piazza Martiri ha passato l'esame con ottimi voti. Colori, voci, risate e una quantità generosa di ginocchia sbucciate: la Festa "Se i bambini potessero giocare" ha dimostrato, ancora una volta, che Carpi sa fare comunità quando vuole.
Una festa nata due volte
La storia di questa edizione comincia con un contrattempo. La data originale era domenica 10 maggio, come annunciato nei mesi scorsi dall'ODV Carpi dei Bambini e delle Bambine, l'associazione di volontariato nata a inizio 2026 dalla fusione tra il gruppo promotore del documento programmatico "Se i bambini potessero votare..." e il progetto Musica & Sport per Carpi, fondato nel 2021 in ricordo del giovane carpigiano Enrico Lovascio. Lo spostamento al 17 maggio poteva scoraggiare organizzatori e partecipanti. Non è andata così.
Maria Chiara Buzzega, presidente dell'associazione, non nasconde la soddisfazione: «La riuscita della giornata è stata possibile grazie all'impegno e alla passione delle tante associazioni che hanno scelto di esserci, nonostante le difficoltà organizzative legate allo spostamento della data. Un segno concreto di dedizione e di attenzione verso i più piccoli e le loro famiglie».
Il volontariato carpigiano: presente, come sempre
Chi conosce il tessuto associativo di questa città sa che le associazioni di Carpi, quando si tratta di bambini e famiglie, non si tirano indietro. È una tradizione radicata, forse poco celebrata, ma solidissima. La Fondazione Casa del Volontariato ha svolto anche questa volta quel ruolo di coordinamento discreto e prezioso senza il quale le buone intenzioni restano tali. Istituzioni e società civile, per una volta, si sono presentate insieme: la Diocesi di Carpi, il sindaco Riccardo Righi (eletto nel giugno 2024 con oltre il 58% dei voti al primo turno), e gli assessori Giuliano Albarani e Paola Poletti, rispettivamente delegati a Istruzione e Centro storico, hanno scelto di esserci di persona. Un gesto che conta più di molti comunicati.
Il gioco è una cosa seria
C'è un articolo della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, il 31, che quasi nessuno cita ma che ogni genitore conosce d'istinto: i bambini hanno diritto al gioco. Non è un lusso, non è un riempitivo del pomeriggio. È un diritto riconosciuto dall'ordinamento internazionale dal 1989, ratificato dall'Italia nel 1991. Eppure, nelle nostre città, le piazze si svuotano, i cortili vengono recintati, i parchi si riducono a parcheggi. La festa del 17 maggio è stata anche un piccolo atto di resistenza culturale.
Il tema scelto quest'anno era la pace. Un messaggio che, in tempi non sospetti di retorica facile, si fa portare benissimo da una bambina di sette anni che corre su un prato con altri bambini che non conosce ancora, ma con cui diventerà amica entro l'ora di merenda. Nessun discorso vale quanto quello spettacolo.
Che cosa costruisce davvero una comunità
L'ODV ha voluto ringraziare pubblicamente, e lo ha fatto con parole che meritano di essere rilette senza fretta: «Le comunità crescono attorno ai bambini, quando si creano spazi inclusivi, accoglienti, pensati per loro, quando oltre al gioco c'è una presenza generosa e una collaborazione vera pur nelle diversità».
È una filosofia semplice, ma non banale. L'associazione ha dichiarato di voler lavorare anche sul fronte della povertà educativa, garantendo a tutti, indipendentemente dalla situazione economica della famiglia, la possibilità di fare sport e musica, e di coinvolgere i bambini nei processi decisionali della città con strumenti concreti come consigli comunali aperti e laboratori di quartiere. Se questi propositi diventano pratica, Carpi potrebbe diventare un modello interessante. E sarebbe una bella notizia da raccontare.
Per adesso, ci accontentiamo della fotografia di una piazza colorata, piena di voci. «Se i bambini possono giocare, tutta la comunità sta meglio»: è l'ultima riga del comunicato dell'associazione. Difficile aggiungere qualcosa di più preciso.